Tarvisio, false residenze per non pagare l’Imu: scoperti 70 contribuenti irregolari, recuperati 160 mila euro

Controllate circa 5.000 posizioni immobiliari nel comprensorio. Determinanti i consumi energetici delle abitazioni per far emergere le residenze solo sulla carta. Tra loro anche alcuni triestini e isontini

Giuseppe Beltrame

«E io pago», avrebbe detto il compianto Totò. Non della stessa opinione a quanto pare i 70 contribuenti responsabili del mancato versamento dell’Imu per un importo totale di circa 160.000 euro nel territorio comunale di Tarvisio. A rendere noti i numeri dell’indagine, partita ad aprile dell’anno scorso, è la Guardia di finanza, che ieri ha presentato i risultati delle verifiche e delle analisi del patrimonio immobiliare del paese della val Canale.

La vicenda

Quella che solitamente veniva utilizzata come seconda casa per vacanze o momenti di relax, diventava magicamente nelle dichiarazioni fiscali dei “pizzicati” la prima abitazione, consentendo loro di non pagare la tassa sugli immobili tra il 2020 e il 2024.

L’indagine si è infatti concentrata su questo periodo, non potendo valutare, secondo la normativa fiscale, un periodo precedente ai cinque anni. Residenza anagrafica, dati catastali, titolarità di imprese, o attività in altri comuni, disponibilità di altre case, scelta del medico di famiglia e della scuola per i figli, sono solo alcuni dei parametri valutati dai militari per le 5000 posizioni valutate dalle Fiamme Gialle.

I controlli incrociati hanno messo insieme anche i dati dei consumi delle utenze, che divenivano sospette nel momento in cui i valori erano troppo bassi per giustificare una permanenza continuativa nell’abitazione.

I soggetti coinvolti, tutti di nazionalità italiana, sono quasi tutti della nostra Regione: 46 provengono dalla provincia di Udine, sette da quella di Trieste, altri sette dal goriziano e tre dal pordenonese, gli ultimi sette coinvolti provengono invece da altri territori del Triveneto. Tra le abitazioni coinvolte nell’indagine una struttura dal valore di 730.000 euro. Il record di debito spetta invece a un residente che negli anni aveva accumulato 7.700 euro di tasse arretrate.

Il sindaco

Quasi immediata l’avviamento delle procedere di emissione degli avvisi di accertamento da parte del Comune, che si sta occupando delle procedure di riscossione dei debiti. Soddisfatto dell’operazione il sindaco di Tarvisio Renzo Zanette: «Garantiremo ai contribuenti interessati la possibilità di un contraddittorio preventivo e la facoltà di presentare le loro osservazioni», fa sapere. Il Comune ha già notificato gli avvisi di accertamento dei primi 30 verbali redatti dalla Guardia di finanza. Circa la metà dei contribuenti coinvolti da questa prima tranche ha già fatto arrivare all’amministrazione delle contestazioni ufficiali. Altri invece hanno fatto ricorso alla Corte di giustizia tributaria.

I restanti 40 verbali verranno notificati dal Comune al termine delle attività istruttorie ancora in atto. In ogni caso le Fiamme gialle fanno sapere che, per evitare l’applicazione di ulteriori sanzioni accessorie, già oltre il 30% dei destinatari degli avvisi di accertamento notificati dal Comune ha provveduto a saldare integralmente il debito tributario.

«Rivolgiamo un grande ringraziamento alla Guardia di finanza per l’operazione», aggiunge ancora Zanette, che poi chiude: «L’amministrazione non vuole penalizzare i cittadini, ma garantire il rispetto delle regole e un sistema tributario equo. Solo così è possibile assicurare le risorse necessarie per mantenere e migliorare i servizi a beneficio dell’intera comunità». Le Fiamme gialle a seguito dell’operazione nel tarvisiano fanno sapere che l’operazione può dirsi conclusa, ma non si esclude che indagini dello stesso genere vengano messe in atto nel prossimo futuro in altre località turistiche della zona o in altre annualità nello stesso territorio.

I precedenti

La pratica del resto non è nuova. Turismo è sinonimo di “seconda casa”, e le pagine dei giornali negli ultimi anni sono piene di casi simili. Solo a febbraio di quest’anno 30 falsi residenti sono stati scoperti dalla Guardia di finanza di Belluno a Cortina d’Ampezzo, per un’evasione dell’Imu di circa 550.000 euro. Sono 130 invece gli evasori pizzicati nello stesso mese del 2025 ad Auronzo di Cadore, per un’elusione fiscale pari a 850.000 euro. Nell’operazione le Fiamme gialle avevano segnalato anche 20 aziende attive nel settore turistico-immobiliare.

La trama è più o meno sempre la stessa, vacanzieri che si fingono residenti, spesso in luoghi altamente turistici. L’ammanco è ovviamente molto più sanguinoso per le casse dei piccoli comuni, che subiscono maggiormente l’assenza delle quote a fronte di bilanci molto inferiori ai grandi centri urbani. Di contro tuttavia risulta forse più agevole scovare i malintenzionati nelle realtà con un minor numero di abitanti, dove le case spesso sono indipendenti l’una dall’altra per utenze e ingressi.

La norma

Il fenomeno delle residenze fittizie è cresciuto in modo notevole dopo l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, datata 2014 e firmata dal governo allora presieduto da Enrico Letta. Per fruire dell’agevolazione tuttavia il proprietario deve avere la residenza anagrafica tra le quattro mura, l’abitazione deve essere la sua dimora abituale e la casa non deve appartenere alla categoria delle abitazioni “di lusso”, debitamente definite dalla normativa.

A seguito della decisione decine di amministrazioni si sono trovate, spesso senza i mezzi necessari, a far fronte a buchi in bilancio causati dal mancato versamento dell’Imu da parte dei falsi residenti.

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