Tirso, lavoro stabile solo per 18 dopo i 160 licenziamenti a ottobre

La Regione sta supportando chi si è trovato senza impiego con corsi, incrocio di offerte e incentivi extra alle assunzioni, ma inizia la decurtazione dell’assegno Naspi. Settantadue gli occupati

Valeria Pace
Il corteo di agosto scorso in sostegno ai lavoratori Tirso a Muggia
Il corteo di agosto scorso in sostegno ai lavoratori Tirso a Muggia

Lo spettro che aleggia sui lavoratori di Startech è che la loro vertenza possa finire come quella di Tirso, lo stabilimento tessile delle Noghere. Cigs per chiusura e poi la scure dei licenziamenti collettivi, nel caso di Tirso il primo ottobre scorso.

Secondo l’ultimo aggiornamento disponibile, a otto mesi dall’avvio della Naspi, l’indennità di disoccupazione, solo 18 delle 157 maestranze hanno trovato impiego a tempo indeterminato, in totale in 72 risultavano occupati, mentre in 71 non avevano mai lavorato, nemmeno saltuariamente, dalla chiusura dell’azienda.

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La prospettiva di fare la fine di Tirso è uno scenario a cui probabilmente i lavoratori di Startech non arriveranno mai. Anche perché lo stabilimento di strada al Monte d’Oro potrebbe produrre componenti avanzati necessari per nuovi data center. Un tipo di manifattura strategica in un momento storico in cui i dati sono il nuovo oro e la domanda per nuovi centri di calcolo per l’Ai è in continua crescita.

I dati sulla situazione occupazionale degli ex lavoratori Tirso - principalmente donne over 40 - sono forniti dalla direzione Lavoro, che fa capo all’assessore regionale competente, Alessia Rosolen.

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Lo stabilimento della Tirso alle Noghere (Lasorte)

Dal giorno in cui sono scattati i licenziamenti collettivi la Regione segue da vicino le sorti delle maestranze, supportandole con corsi di formazione - ad esempio su digitale, gestione del magazzino o del servizio mensa, tecniche di vendita e corsi di lingue - e offrendo servizi per l’incrocio di domanda e offerta di lavoro. Rosolen ha anche inserito una norma nell’assestamento di bilancio dell’anno scorso per incentivare assunzioni plurime di lavoratori che hanno subito licenziamenti collettivi, con incentivi che arrivano fino a 2.500 euro.

Per gli ex lavoratori Tirso è iniziata la decurtazione degli assegni di disoccupazione, una diminuzione graduale che inizia a partire dal sesto mese di beneficio o dall’ottavo per gli over 55.

Il direttore centrale Nicola Manfren spiega che le attività a favore dei lavoratori sono state svariate, e che chi è impiegato spesso lo è in «aziende con le quali abbiamo lavorato mettendo a fuoco la situazione di Tirso». Appena arriva notizia di posizioni aperte, aggiunge, c’è un contatto con i lavoratori ex Tirso, ma «come è giusto che sia non tutti hanno le stesse disponibilità». Ad esempio, su 28 lavoratori contattati per colloqui con Lidl solo sette hanno dato disponibilità.

La Filctem Cgil, con Nicola Dal Magro, intanto fa sapere che quasi nessuno ha trovato lavoro nella manifattura, ma che i più abbiano avuto esperienze più o meno precarie nella ristorazione e nelle pulizie. Manfren però ricorda che, oltre ad alcune unità direttamente approdate ad assunzioni nella manifattura, ci sono diversi impiegati da agenzie interinali che offrono lavoro in questi contesti. I servizi, però, sono l’ambito di ricollocamento più frequente.

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