«Tasse e controlli allontanano i natanti»

Denuncia del marina Porto San Rocco. Al molo Venezia attenuati i contraccolpi dovuti alla crisi
Lasorte Trieste - Marina S.Giusto - Furto motoscafo
Lasorte Trieste - Marina S.Giusto - Furto motoscafo

«Ci stiamo ancora leccando le ferite»: Roberto Sponza, direttore del marina Porto San Rocco, una struttura di livello mondiale per yacht fino a 60 metri, non usa mezzi termini per definire la situazione presente e futura del marina, dovuta in gran parte alla tassa sugli ormeggi, poi “per fortuna” modificata in tassa per il possesso dell’imbarcazione, «ma quando ormai i danni erano stati fatti». «Negli ultimi mesi - sottolinea Sponza - abbiamo perso il 10 per cento circa di imbarcazioni che hanno preferito altri lidi. Succedeva anche negli anni scorsi ma le barche che se ne andavano venivano sostituite con nuovi arrivi e il dato alla fine era sempre positivo. Il danno per noi c’è ed è evidente, ma è tutta l’attività turistica che ne risente».

Per Roberto Sponza i motivi dell’abbandono sono dovuti sì alla tassa sugli ormeggi, ma anche nell’attività “asfissiante” della Guardia di finanza. «Abbiano avuto nei giorni scorsi - afferma il direttore del marina muggesano - i finanzieri che hanno controllato più volte le stesse barche. Niente da dire sui controlli, ma la presenza continua e asfissiante degli agenti fa venire voglia ai proprietari delle barche di cercare altrove un posto dove ormeggiare». E per il futuro? «Speriamo prima di tutto di difendere le posizioni attuali e poi di recuperare qualcosa, non sarà facile. Le nostre perdite attuali si aggirano sui 100 mila euro, ma se guardiamo l’indotto la perdita è di gran lunga maggiore».

Marina San Giusto invece non ha subito i contraccolpi dovuti alla tassa governativa e alla crisi in genere. «Ci sono state solo dieci partenze - afferma Italo Mariani, presidente del Marina San Giusto - e quasi tutti sono ritornati quando la tassa è cambiato in possesso barca. Nessun problema per noi anche perché nel nostro marina, grazie anche alla diga rigida palificata che protegge dalla bora il bacino dove si trovano gli ormeggi, le barche sono al sicuro. E nei prossimi giorni ospiteremo dei maxi yacht». Un futuro roseo dunque... «Di problemi in realtà ce ne sono. Quello che succederà nei prossimi mesi dipende da vari fattori. Il tempo meteorologico in primis, noi puntiamo anche sul transito di imbarcazioni che si fermano alcuni giorni. E poi questa crisi. Tenere ferma un barca costa, ci sono le tasse, l’assicurazione, i lavori di manutenzione. La nautica risente di questo momento più di altri settori». (fe.vi.)

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