Timbravano il cartellino e poi andavano a casa o in giro

Accusati di truffa e peculato d’uso due operai del Comune di Fogliano pedinati e fotografati per un anno e mezzo. Nell’auto di servizio piazzato un gps



. Pedinati a piedi o attraverso un’autocivetta, fotografati di nascosto con un cellulare e seguiti pure con il gps piazzato di nascosto e all’insaputa di tutti – perfino del Comune – in uno dei quattro mezzi di servizio in dotazione all’ente, una Fiat Panda. Così, in un anno e mezzo di indagini partite da gennaio 2016 e protrattesi fino a giugno dell’anno dopo, i finanzieri della Compagnia di Gorizia hanno tentato di stanare i presunti “furbetti del cartellino”: due dei tre complessivi addetti alla manutenzione del Comune di Fogliano, uno residente in paese, l’altro a Villesse, entrambi uomini sui 40-50 anni, con discreta anzianità di lavoro, accusati dalla Procura di essere assenteisti. Assegnati alla sede distaccata dell’ex caserma dell’Ardenza artiglieria, sede del deposito dei mezzi, dove timbravano e continuano oggi a timbrare il badge, i due indagati, operai del Comune di Fogliano assunti a tempo indeterminato, avrebbero «interrotto in ben 158 casi» le loro mansioni professionali, per un totale di quasi 45 ore, assentandosi per recarsi a casa o in altri luoghi. In 53 episodi, invece, sarebbe stato appurato l’«utilizzo illegittimo» della Panda, cioè a scopi personali, estranei alle finalità di servizio. «Non si può gettare la croce addosso a qualcuno che magari, come a Mossa, sarà poi scagionato – dice il sindaco Cristiana Pisano –: solo all’udienza preliminare capiremo se ci sarà un rinvio a giudizio».

L’attività investigativa delle Fiamme gialle guidate dal colonnello Giuseppe Antonio d’Angelo (nome in codice dell’operazione: “Fuori dal Comune”), conclusa lo scorso agosto e per la quale, alla luce del quadro probatorio assunto, il sostituto procuratore Valentina Bossi ha recentemente disposto la conclusione delle indagini preliminari e chiesto il rinvio a giudizio dei due dipendenti pubblici per l’ipotesi di reato di truffa e peculato d’uso, era partita da una segnalazione circostanziata, a suo tempo inoltrata all’autorità giudiziaria. La Procura di Gorizia aveva così dato incarico alla Gdf, coordinata dal capitano Andrea Gilardenghi, e le indagini avevano avuto impulso. Delle scorse settimane, invece, la formalizzazione della denuncia per i due dipendenti del Comune, motivata dal fatto di essersi assentati «in orario di lavoro, per ragioni personali e in modo ingiustificato», nonché «l’utilizzo indebito delle autovetture di servizio». Si apprende che i due operai saranno anche «segnalati per danno erariale alla Corte dei Conti di Trieste» in relazione ai compensi percepiti nei periodi in cui sarebbero state riscontrate le mancate prestazioni lavorative e gli indebiti utilizzi delle auto comunali.

Diametralmente opposta la versione dell’avvocato Alessandro Franco, il legale che assiste i due indagati, stando al quale «le ipotesi sono tutte da dimostrare», anche «in considerazione della pochezza e marginalità di fatti contestati che lasciano quasi interdetti». Descrive i clienti come due lavoratori assidui, quasi dei factotum come spesso avviene nei comuni piccoli, uomini che «in vent’anni non hanno mai fatto un giorno a casa per malattia al fine di garantire lo scuolabus ai bambini». Tra le molteplici mansioni, infatti, pure quella di autista.

Le posizioni dei due operai, comunque, sarebbero differenti: a un addetto si contesta un minor numero di episodi, per l’altro, che invece utilizzava il veicolo privato per allontanarsi dal posto di lavoro – sempre a detta dei militari –, tant’è che un gps è stato piazzato pure su quella vettura, la condotta sarebbe ritenuta più grave. Stando alle indagini dei finanzieri gli operai comunali si sarebbero, nei periodi contestati, recati a casa o presso altri immobili nella loro disponibilità e con una certa frequenza in esercizi commerciali del Goriziano e Udinese: ipermercati, distributori stradali, farmacie, spacci alimentari, agenzie di assicurazione, autolavaggi, uffici postali e altri enti pubblici. Pure in vivai e rivendite di prodotti per l’agricoltura: i militari, a uno dei due che risulta titolare di campi, contestano l’acquisto di merce per uso personale.

I periodi di assenza sono stati ricostruiti dalle Fiamme gialle goriziane attraverso l’incrocio degli orari desunti dai badge dei due indagati con le risultanze degli appostamenti, dei pedinamenti, dei rilievi fotografici e, in particolare, degli accertamenti bancari: questi ultimi hanno consentito di far emergere, in molti casi, l’acquisto di beni e servizi durante l’orario di lavoro. Proprio negli stessi negozi e agenzie dove gli indagati erano stati in precedenza fotografati o pedinati. Fondamentale, quindi, l’utilizzo del gps per provare l’asserito peculato d’uso. –



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