Tlt, il pm Frezza ha già gli elenchi e ora dà la “caccia” ai dipendenti statali

Una lunga infinita lista composta da almeno 2mila nomi corredati dai relativi indirizzi e dalle fotocopie dei documenti. Sono quelli degli attivisti e dei simpatizzanti del movimento Trieste libera che fa riferimento a Roberto Giurastante, l'ambientalista diventato il leader.
Ogni nome è abbinato a una cartella che contiene la relativa dichiarazione-diffida preventiva alla magistratura italiana resa dalle singole persone negli uffici del Tribunale nei mesi scorsi, praticamente ogni sabato mattina, nella segreteria dell’allora procuratore capo Michele Dalla Costa. Le dichiarazioni-diffide sono sostanzialmente quelle relative ai contenziosi fiscali riguardanti tra l’altro il mancato riconoscimento di Equitalia. Ma più in generale fanno riferimento allo Stato italiano non riconosciuto in virtù del trattato di pace di Parigi del 1947
Da ieri queste liste ufficiali estratte dai cosiddetti moduli di autotutela sono diventate parte integrante dell’indagine del sostituto procuratore Federico Frezza sulla questione Tlt. Per farla breve sono gli elenchi “estesi” e aggiornati di soci e simpatizzanti che gli investigatori della Digos hanno chiesto di acquisire nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini connesse all’episodio avvenuto nell’aula del tribunale lo scorso 17 luglio durante un'udienza presieduta dal giudice Massimo Tomassini nel corso della quale un'ottantina di simpatizzanti e del movimento separatista avevano messo in scena quella che poi il giudice Filippo Gulotta aveva definito «un'indegna gazzarra». Elenchi ufficiali che sono stati sdegnosamente rifiutati alla richiesta dei poliziotti della Digos. Anche se il pm Frezza dichiara: «Non esiste alcuna ipotesi delittuosa ascritta ad aderenti al movimento Tlt, nè alcuna indagine a Trieste per i fatti del 17 luglio». Ma da quanto appreso, gli accertamenti puntano anche alla questione “disciplinare”. Infatti un buon numero dei firmatari delle dichiarazioni-diffida risultano essere pensionati o pubblici dipendenti. Alcuni presterebbero servizio anche negli uffici di Equialia o all’Agenzia delle Entrate. Insomma sta lentamente emergendo una sorta di contraddizione. Secondo la quale paradossalmente alcuni di coloro i quali non riconoscono lo Stato in realtà sono servitori dello stesso Stato. Per quelli poi che lavorano per Equitalia o per l’Agenzia delle entrate la situazione potrebbe essere ancora più paradossale. Nell’orario d’ufficio chiedono il pagamento delle tasse, al di fuori invece lottano per la secessione fiscale.
Intanto entro la metà della prossima settimana il giudice civile Monica Pacilio si esprimerà riguardo la richiesta di sospensiva dell'esecutività di una cartella di pagamento di Equitalia riferita al recupero delle spese di giudizio di un processo di Roberto Giurastante.
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