Tombini intasati e a Gradisca strade come stagni

Impossibile per i passanti accedere a Porta Nuova Disagi anche tra le bancarelle del mercato del sabato
Di Margherita Reguitti

GRADISCA. Acqua alta a Gradisca d’Isonzo quale conseguenza delle piogge primaverili e l’attraversamento di porta Nuova, affacciata sul bel parco cittadino, diventa difficoltosa con non pochi disagi.

Attoniti i gradiscani che abitano fuori le mura ma anche i tanti abitanti dei dintorni che ogni sabato si recano nella cittadina per curiosare fra le bancarelle del mercato, fare acquisti nei negozi, gustarsi un caffè o un aperitivo. Il parco e alcune aree del centro storico sono diventate ieri mattina larghe pozzanghere da guadare piuttosto che attraversare. Le piogge primaverili di questi giorni, che “vengono giù a fiumi”, come efficacemente sintetizza un adagio popolare, creano cascatelle, torrentelli oltre a zone-piscina. L’acqua, si sa, “non la si ferma” e se il suo percorso non è guidato, se non funziona l’azione di drenaggio di piazze e strade, se i tombini non ricevono, corre libera, invade, si allarga e conquista terreno. Così l’accesso alla porta dal parco diventa un’impresa.

Cambia il panorama che, seppure suggestivo, ha la controindicazione di causare non pochi disagi ai tanti pedoni, determinati a percorrere il centro storico, dopo aver parcheggiato la propria automobile, per godersi il centro storico car-free. Difficile saltare il laghetto profondo parecchi centimetri e del diametro fuori portata per gambe non avvezze a atletiche imprese.

Dopo attenta valutazione la scelta è di ridurre il danno, poggiando il piede calzato, non tutti sono stati tanto previdenti da indossare i trombini e galosche, in un punto meno profondo. Decisamente non un bel biglietto da visita per la bella Gradisca. Approdati dopo il guado però niente “acqua in bocca”, anzi si cerchi di “smuovere le acque”, sempre per restare aderenti ai saggi proverbi popolari.

L’auspicio è che prima del prossimo temporale, si provveda a pulire i tombini dalle foglie, affinché possano fare il loro compito di assorbire le normali acque meteoriche. Questa è la speranza che molti formulano a Gradisca d’Isonzo.

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