Tomos, gli operai chiedono il fallimento

Questa volta per lo storico marchio Tomos, produttore di motociclette fin dai tempi della Jugoslavia, e per il suo stabilimento di Capodistria sembra giunta la parola fine.
A dichiarare la chiusura dell’attività produttiva sono stati gli stessi operai, tredici in tutto, i quali hanno presentato istanza di fallimento dell’azienda al tribunale competente. Decisamente una sorta di brutto scherzo della storia per quella fabbrica pensata e nata nel pieno dell’ideologia dell’autogestione predicata e proclamata dall’allora padre padrone della Jugoslavia, il maresciallo Josip Broz Tito.
Il motivo che ha spinto i pochi operai rimasti alla Tomos è stata la mancata e prolungata corresponsione degli stipendi. Il direttore - nonché proprietario dell’azienda - Iztok Pikl non ha voluto commentare la mossa dei suoi dipendenti in quanto, ha detto alle Primorske novice, non ha ancora visto materialmente l’atto giudiziario e poi perché è ancora convinto che la Tomos si possa salvare.
«La Tomos può essere ancora aiutata», ha sostenuto Pikl, ma senza chiarire in quale modo ciò possa essere messo in pratica. Per quanto riguarda gli stipendi non versati si è detto pronto a discuterne con gli operai. I quali però, dei ritardi del loro datore di lavoro, si sono definitivamente stancati e, vista la situazione senza via d’uscita, si sono rivolti al giudice per l’istanza fallimentare.
L’indebitamento, le insolvenze con i creditori e il mancato versamento degli stipendi non sono una novità nella non certo lieta vicenda degli ultimi anni della Tomos. Al punto che tre dipendenti si sono licenziati addossando la causa all’azienda e portandola in tribunale per questo motivo. Gli altri sono rimasti sperando nel miracolo che non si è avverato.
Pikl, nei mesi scorsi, aveva cercato un partner strategico in quanto, a suo dire, gli ordini erano buoni ma non aveva il necessario capitale d’esercizio. Era entrata in gioco per qualche tempo la Posta della Slovenia che ha attentamente esaminato la situazione della Tomos, ma nell’ottobre scorso si è chiamata fuori. E, nonostante i desideri di Pikl, il postino non ha bussato due volte alle porte della Tomos.
I principali creditori di Tomos sono la società Hidria e il Furs e Pikl si sarebbe visto anche pignorare i mobili dell’ufficio e alcuni macchinari. Secondo gli operai molti debiti ci sono anche nei confronti dei fornitori della Tomos. Ricordiamo che Hidria ha venduto nel novembre 2015 la Tomos e il suo stabilimento di Capodistria a Pikl, il quale però sarebbe in ritardo di parecchie rate di pagamento così come sarebbe insolvente nel pagamento della licenza per l’utilizzo commerciale del marchio Tomos, utilizzo che gli è stato vietato da Hidria già dal marzo scorso. —
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