Trans morto, graffi sulle mani del partner

Tropper si difende: mi sono ferito alle mani cercando di liberarlo dalle catene
di Claudio Ernè
Andrea Costanzo (a sinistra) e Mike Tropper
Andrea Costanzo (a sinistra) e Mike Tropper
Sono graffiate sul dorso entrambe le mani di Michele Tropper, il musicista triestino rinchiuso nel carcere di Bologna con l’accusa di aver ucciso in un gioco erotico di sottomissione il suo amico Andrea «Alice» Costanzo, già telefonista dell’Azienda ospedaliero universitaria di Trieste.


Su questi graffi, su queste abrasioni, si sta concentrando l’attenzione dei carabinieri. Come sono state provocate? Chi ha graffiato Michele Tropper? C’è stato forse un estremo tentativo di difesa e Alice l’ha attuato mentre era legata all’albero e aveva capito che di lì a un attimo avrebbe perso conoscenza? Il musicista rock ha fornito agli inquirenti una prima sommaria spiegazione sull’origine di queste ferite che potrebbero mutare completamente lo scenario dell’omicidio. «Mi sono ferito mentre tentavo di liberare Alice dalla catene che la trattenevano e la stavano soffocando. Ho cercato in tutti i modi di liberarla e mi sono fatto male alle nocche strofinandole senza accorgermi sulla corteccia dell’albero».


Questa, in estrema sintesi, la tesi sostenuta da Michele Tropper nelle deposizioni rese a caldo ai carabinieri intervenuti su sua chiamata nella cascina di Baricello, il piccolo centro del bolognese dove si era trasferito un anno e mezzo fa. In precedenza aveva vissuto in un appartamento dello stabile di via Baiamonti 52 a Trieste.


Va aggiunto che l’arrestato ha fornito almeno tre diverse versioni sulla morte del suo amico. Prima ha detto di averlo trovato esanime, legato all’albero con addosso una maglietta una minigonna e un paio di calze autoreggenti. Ha cercato di accreditare questa tesi avendo messo in precedenza nelle mani di Alice le chiavi delle manette con cui le erano state bloccate le caviglie. Una messa in scena pietosa, presto smascherata dai carabinieri. Un chiaro tentativo di depistaggio, secondo il pm Lorenzo Gestri che dopo un lungo interrogatorio è riuscito a far cambiare versione a Michele Tropper. Non più suicidio, ma incidente di percorso. In sintesi omicidio preterintenzionale, a meno di clamorose svolte.


«È stata Alice a chiedermi di stringere sempre di più la catena attorcigliata attorno al suo collo, Non volevo farlo, non me la sentivo ma lei ha minacciato di suicidarsi se non avessi ubbidito all’ordine. Non volevo ma l’ho fatto ugualmente per tre o quattro volte prima di allontanarmi dall’albero».


Ora i graffi scoperti sul dorso delle mani dell’arrestato rischiano di complicare ulteriormente lo scenario dell’omicidio. Determinante per fare chiarezza sarà l’autopsia, già disposta dal magistrato ma di cui non è stata ancora fissata la data. Se sotto le unghie di Andrea Alice Costanzo dovessero essere trovati dei lembi di pelle, per Michele Tropper l’inchiesta si complicherà ulteriormente e il musicista dovrà spiegare perché il suo amico lo ha graffiato, perché si è difeso.


Ai difensori di Michele Tropper, gli avvocati Lorenzo Catozzi e Gianluigi Lebro non è sfuggita l’importanza di questo accertamento determinante per l’inchiesta e hanno nominato loro consulente l’anatomo patologo Corrado Cipolla d’Abbruzzo, uno dei maggiori esperti italiani di questa disciplina. In passato si è occupato dell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi assassinato dalle brigate rosse e dell’incidente sulla pista di Imola in cui ha perso la vita il pilota brasiliano di Formula Uno, Airton Senna.


Ieri il medico legale Matteo Tudini, consulente della Procura di Bologna, ha compiuto un’ispezione esterna al corpo della vittima. Non sono emersi segni di percosse, bruciature o violenze. Sempre ieri i difensori si sono incontrati in carcere con Mike Tropper.

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