Aggressione in via Tigor a Trieste, operatore sociale circondato dai “maranza” evita il pestaggio
Il reattivo placcaggio a terra mette in fuga i bulli: la vittima se la cava con poche escoriazioni e sporge denuncia: «Mi è andata bene»

Una decina di ragazzini lo circonda all’una di notte in via Tigor mentre sta tornando a casa. Il “capetto” del gruppo gli si mette di fronte e gli intima di dargli tutto. Ma lui rimane impassibile. Indispettito, il bulletto reagisce per sferrargli un pugno. Lui il colpo lo schiva, il ragazzino lo blocca ed entrambi rotolano a terra. La scena dura in tutto una manciata di secondi. Appena i ragazzini si rendono conto che le cose si mettono male se la danno a gambe levate. «Mi è andata bene. ..».
Protagonista della brutta vicenda è Andrea Minca, triestino di 54 anni, operatore socio educativo che lavora da più di 20 anni nell’ambito psichiatrico. Sicuramente la sua esperienza professionale l’ha aiutato a non mostrare cenni di debolezza davanti ai bulli, riuscendo senza gravi conseguenze a farli scappare. Se l’è cavata con qualche escoriazione e tanta paura. E giovedì mattina ha ragionato a mente fresca su quanto era accaduto sette ore prima, e si è convinto: «Meglio se vado a fare denuncia».
Il racconto dell’aggressione
Una denuncia per tentata rapina sporta ai Carabinieri di via dell’Istria contro ignoti, naturalmente. Non ricorda di aver mai visto nessuno di quei ragazzini prima.
«Sono i cosiddetti maranza», dice, ripercorrendo a voce alta la scena. «Tornavo a casa dopo essere andato da mio padre per un’emergenza. Non c’era anima viva in strada. Quando arrivo all’altezza della scuola Spaccini Sauro spunta il gruppo di ragazzini, saranno stati otto, una decina al massimo. Scendono da via Tigor occupando tutta la strada. Io continuo a salire e a un certo punto mi trovo in mezzo a loro.
Mi circondano, il “galletto” mi ferma, non potevo più passare: mi dice di dargli tutto ma non indietreggio di un millimetro, si avvicina ancora, mi sta a due centimetri di fronte. Lascio cadere a terra il mio zaino, istintivamente capisco che è meglio alleggerirmi del peso, sono già stato operato tre volte alla schiena. Fa per tirarmi un pugno e non so come lo schivo, lo blocco, cadiamo a terra, rotoliamo per diversi metri, poi lui capisce che non è aria e si alza, subito dopo scappano tutti insieme. Me la cavo con qualche escoriazione, non ho bisogno di andare in ospedale ma faccio denuncia: forse la prossima volta ci penseranno prima».
Riproduzione riservata © Il Piccolo








