Trieste cerca la sua festa in un mazzetto di 3 carte

Tris di opzioni per la ricorrenza: 18 marzo, 2 giugno o 21 luglio
Lasorte Trieste 04/08/10 - Panorama Città
Lasorte Trieste 04/08/10 - Panorama Città

di Fabio Dorigo“Mamma li turchi”. Potrebbe diventare il tormentone legato alla scelta della festa triestina da contrapporre a quella del Friuli, fissata al 3 aprile, atto di nascita della Piccola Patria. La ricerca della data per festeggiare Trieste è diventata ormai un terno al lotto. E potrebbe passare dalla “Sublime Porta”. Una mezzaluna con l’alabarda. Scartati il Novecento (che risulterebbe divisivo) e l’era dei castellieri, la scelta si è infatti ristretta a un trittico di date dal quale pescare il «riferimento identitario in cui la città si rispecchi». Una proposta, dopo quella andata a vuoto per il primo giugno, è stata inoltrata al sindaco Roberto Dipiazza da una decina di soggetti in rappresentanza di altrettante associazioni: Pierluigi Sabatti (Circolo della Stampa), Luciano Santin (Società di cultura triestina Maria Theresia), Alessandro Sgambati (Club Touristi Triestini), Fulvio Senardi (Istituto Giuliano di Cultura), Edda Vidiz (Associazione Tredici Casade), Aldo Scagnol (Associazione Italia-Austria), AraraTs (Comunità armena di Trieste), Ezio Gentilcore (Amici del dialetto triestino), Luciano Carmeli (Gruppo Rena Cittavecchia), Lino Schepis (Università della Terza età “Danilo Dobrina”). E, a sorpresa, ci potrebbe essere pure una cellula friulana a sostenere la proposta della Festa di Trieste. «Dovrebbe arrivare l’adesione dell’avvocato Manuela Nodale, che regge il Fogolar furlan di Trieste», assicura Santin.

«Quale riferimento simbolico e cronologico appare opportuno scegliere il trittico 1717- 1718-1719 con la Patente di libera navigazione, la pace con i turchi e la proclamazione del Porto franco, tre atti che si tengono e costituiscono la premessa per la formazione e la crescita della Trieste moderna – si legge nella lettera indirizzata a Dipiazza –. I segni sotto i quali celebrare le ricche specificità cittadine sono dunque la libertà, la pace e il lavoro, temi che dovrebbero trovare concordi tutti». Ma quale sarebbe la data prescelta? Quella ottomana. «Anche in proiezione turistica, si suggerisce la data della Pace di Passarowitz, il 21 luglio. Le altre due sono il 18 marzo (meno felice climaticamente e meteorologicamente, ndr), e il 2 giugno (in sovrapposizione però con la festa della Repubblica, ndr). Il trattato sottoscritto tra Carlo VI e Ahmed III rappresenta un «punto di svolta non solo per la monarchia asburgica, ma per l’Europa centro e sudorientale», destinato a esercitare «un’influenza di lungo termine su società, demografia, cultura ed economia dell’intera Mitteleuropa».

La proclamazione del Porto franco, evento simbolo per le fortune della città, «ne è infatti conseguenza diretta». A parlare è la storia. A Graz, per esempio, Passarowitz viene paragonata a Schengen. «Precondizione ineludibile per il Porto franco fu la pace, con la nuova connessione tra la rotta adriatica e il bacino danubiano legata a un accordo di interscambio tra Austria e Sublime Porta – spiegano i promotori della Festa di Trieste –. Nei 15 anni precedenti a Passarowitz sette erano stati i grandi mercanti austriaci in affari con la Sublime Porta. Nei tre lustri successivi ben 156». E ancora oggi i legami commerciale con la Turchia (leggasi Samer) sono evidenti.

La Festa di Trieste del 21 luglio rischia tuttavia di anticipare proprio quella della nascita del Porto franco di cui il prossimo anno, il 18 marzo, cade il 300.mo anniversario. È la data su cui punta il rappresentante della Casa d’Austria in Italia, e presidente dell’Unione istriani, Massimilano Lacota, per evitare ogni polemica. «Penso che abbia davvero senso istituire una festa della città soltanto se lo scopo vero è quello di unire i suoi abitanti», spiega Lacota: «Il Friuli, dove comunque le divisioni non mancano, anche se non possono in nessun modo paragonarsi alle nostre, ha scelto coerentemente con il suo lungo e glorioso passato, quello annodato al Patriarcato di Aquileia, una data risalente a ben oltre 900 anni fa». Una scelta da imitare.

«Se volessimo dunque copiare i criteri adottati dai friulani – continua Lacota – allora ci sarebbero almeno due date storiche a disposizione che segnarono il destino della città: il 30 settembre 1382, ovvero la data riportata sull’atto di accettazione della donazione di Trieste inviato dal duca Leopoldo d’Austria, oppure proprio il 18 marzo 1719, data dell’istituzione dell’Imperatore Carlo VI del regime di Porto franco, premessa indispensabile per il successivo progresso economico e demografico della città che si concretizzò con Maria Teresa». E quindi? «Ogni triestino onesto non potrebbe opporsi a queste due opzioni». Anche se – conclude Lacota – la data più opportuna sarebbe il 18 marzo 1719 perché, con buona volontà, il Consiglio comunale potrebbe per tempo concludere l’iter in modo da istituire la Festa di Trieste già nel 2019, riuscendo a far coincidere la data con il 300.mo anniversario del Porto franco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo