Oltre 200 persone alla manifestazione in Piazza della Borsa a Trieste per chiedere più sicurezza

Il presidio partecipato da simpatizzanti di destra organizzato dal neonato Comitato: «La politica oggi è inefficace»

Francesco Codagnone

La sinistra e la destra, il prefetto, il questore, la polizia, le forze dell’ordine tutte e la magistratura («rossa»). «La città è cambiata» e se i triestini «non possono più sentirsi liberi e al sicuro anche solo a camminare per strada» secondo il “Comitato per la Sicurezza di Triestela colpa è di tutta la polita e di tutte le istituzioni, senza grandi distinzioni di colore.

Zero sconti. Ne hanno avute per tutti le oltre 200 persone, a meno di curiosi che man mano si aggiungevano o disperdevano, che lunedì sera si sono riunite in piazza della Borsa tra bandiere tricolore e slogan ritmati: «Italia, nazione, re-mi-gra-zione!».

Un comitato sorto per «iniziativa di un gruppo di cittadini» e senza rivendicazioni politiche dirette – come subito premesso ai microfoni – ma che nei toni e nei temi strizza l’occhio all’estrema destra.

Oltre 200 manifestanti in Piazza della Borsa per chiedere più sicurezza

Ai piedi della fontana del Nettuno ecco alternarsi appartenenti ai comitati costituenti locali di Futuro Nazionale (da Angelo Lippi a Vincenzo Zoccano, passando per Fabio Tuiach e il no-vax e anti-sistema, ora vannacciano Ugo Rossi) e simpatizzanti di Casa Pound, oltre ad alcuni consiglieri comunali di centrodestra reduci dai lavori d’Aula: si intravedono, ad esempio, i due leghisti Giampiero Dell’Agata e Ivo Gherbassi. Ma a riempire la piazza, parlare al microfono e – soprattutto dopo gli interventi più duri e sentiti – in alcuni momenti applaudire o levare slogan erano soprattutto cittadini comuni: non afferenti ad alcun movimento o partito politico, ma semplicemente toccati da vicino e interessati dal messaggio lanciato dal presidio. Molte donne, molti ragazzi o ragazzini, nonni e nipoti.

«La città è cambiata», appunto, e il «grido d’allarme» levato da padri, madri, anziani e giovani è quello di «sentirsi ostaggio di baby gang, vandali, spacciatori e persone violente»: «Noi chiediamo che Trieste – hanno detto ai più riprese gli organizzatori del presidio – torni a essere un’oasi di pace e serenità, in cui non si ha più paura di uscire la sera da soli, vivere la città e i suoi spazi comuni».

Al microfono si denuncia una «escalation senza precedenti» di «violenza e criminalità», risultato di colpe politiche e istituzionali senza colori o distinzioni. Colpa della sinistra che ha avvallato un’«immigrazione clandestina sregolata e fuori controllo», ma colpa anche della destra che «dopo anni passati a millantare ordine e disciplina, una volta salita al potere si è sciolta come neve al sole»: «Piuttosto che combattere guerre lontane che non ci appartengono, chi ci governa a livello locale, regionale e nazionale pensi a contrastare quelle che potrebbero scoppiare in casa nostra».

Colpa della «magistratura rossa» ritenuta «inefficace» nel punire adeguatamente gli autori dei suddetti crimini, e anche delle istituzioni – Prefettura e Questura – poiché autrici di «misure insufficienti»: «Mettere i presidi in determinate zone di Trieste non basta e non serve, la maggior parte dei crimini si consumano nelle vie laterali: al prefetto chiediamo di incontrarci e darci ascolto».

Rivendicato più volte il «diritto di avere giustizia in città», di garantirlo alle fasce più deboli della popolazione e, soprattutto, di «consegnare una città più sicura e libera alle future generazioni».

Non si sono registrate tensioni o disordini.

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