Oltre 200 persone alla manifestazione in Piazza della Borsa a Trieste per chiedere più sicurezza
Il presidio partecipato da simpatizzanti di destra organizzato dal neonato Comitato: «La politica oggi è inefficace»

La sinistra e la destra, il prefetto, il questore, la polizia, le forze dell’ordine tutte e la magistratura («rossa»). «La città è cambiata» e se i triestini «non possono più sentirsi liberi e al sicuro anche solo a camminare per strada» secondo il “Comitato per la Sicurezza di Trieste” la colpa è di tutta la polita e di tutte le istituzioni, senza grandi distinzioni di colore.
Zero sconti. Ne hanno avute per tutti le oltre 200 persone, a meno di curiosi che man mano si aggiungevano o disperdevano, che lunedì sera si sono riunite in piazza della Borsa tra bandiere tricolore e slogan ritmati: «Italia, nazione, re-mi-gra-zione!».
Un comitato sorto per «iniziativa di un gruppo di cittadini» e senza rivendicazioni politiche dirette – come subito premesso ai microfoni – ma che nei toni e nei temi strizza l’occhio all’estrema destra.
Ai piedi della fontana del Nettuno ecco alternarsi appartenenti ai comitati costituenti locali di Futuro Nazionale (da Angelo Lippi a Vincenzo Zoccano, passando per Fabio Tuiach e il no-vax e anti-sistema, ora vannacciano Ugo Rossi) e simpatizzanti di Casa Pound, oltre ad alcuni consiglieri comunali di centrodestra reduci dai lavori d’Aula: si intravedono, ad esempio, i due leghisti Giampiero Dell’Agata e Ivo Gherbassi. Ma a riempire la piazza, parlare al microfono e – soprattutto dopo gli interventi più duri e sentiti – in alcuni momenti applaudire o levare slogan erano soprattutto cittadini comuni: non afferenti ad alcun movimento o partito politico, ma semplicemente toccati da vicino e interessati dal messaggio lanciato dal presidio. Molte donne, molti ragazzi o ragazzini, nonni e nipoti.
«La città è cambiata», appunto, e il «grido d’allarme» levato da padri, madri, anziani e giovani è quello di «sentirsi ostaggio di baby gang, vandali, spacciatori e persone violente»: «Noi chiediamo che Trieste – hanno detto ai più riprese gli organizzatori del presidio – torni a essere un’oasi di pace e serenità, in cui non si ha più paura di uscire la sera da soli, vivere la città e i suoi spazi comuni».

Al microfono si denuncia una «escalation senza precedenti» di «violenza e criminalità», risultato di colpe politiche e istituzionali senza colori o distinzioni. Colpa della sinistra che ha avvallato un’«immigrazione clandestina sregolata e fuori controllo», ma colpa anche della destra che «dopo anni passati a millantare ordine e disciplina, una volta salita al potere si è sciolta come neve al sole»: «Piuttosto che combattere guerre lontane che non ci appartengono, chi ci governa a livello locale, regionale e nazionale pensi a contrastare quelle che potrebbero scoppiare in casa nostra».
Colpa della «magistratura rossa» ritenuta «inefficace» nel punire adeguatamente gli autori dei suddetti crimini, e anche delle istituzioni – Prefettura e Questura – poiché autrici di «misure insufficienti»: «Mettere i presidi in determinate zone di Trieste non basta e non serve, la maggior parte dei crimini si consumano nelle vie laterali: al prefetto chiediamo di incontrarci e darci ascolto».
Rivendicato più volte il «diritto di avere giustizia in città», di garantirlo alle fasce più deboli della popolazione e, soprattutto, di «consegnare una città più sicura e libera alle future generazioni».
Non si sono registrate tensioni o disordini.
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