Trieste. "Mi dia la suite", e ci vive a sbafo per tre mesi

Finta contessa al Savoia Excelsior per tre mesi senza pagare. Ora è accusata di insolvenza fraudolenta
«Sono la contessa Ricciardi Gaudesi. Vorrei una stanza. Anzi, datemi la suite».

Si era presentata con queste parole il 21 novembre del 2009 al Savoia Excelsior. Del fatto che fosse una ricca nobildonna tutti - alla reception dell’hotel - se n’erano accorti, o meglio lo avevano creduto. Camminava con alterigia e vestiva abiti firmati, ma soprattutto non pacchiani. Poi, con nonchalance, aveva aperto la borsetta e appoggiato sul banco di marmo della reception il libretto degli assegni. «Preferisco stare qui in albergo piuttosto che a casa, da ieri ho i muratori che la stanno ristrutturando», aveva detto. Poi aveva chiesto di pagare un acconto. «Quant’è?». L’addetto alla reception del prestigioso albergo aveva fatto due conti e aveva indicato: «Come acconto, sarebbero 3mila 350 euro». E la contessa aveva pagato senza batter ciglio.


Sembrava insomma una cliente da non perdere. E invece. Invece ieri il pm Cristina Bacer ha chiuso le indagini sulla ”contessa” Adriana Ricciardi Gaudesi, residente a Trieste in via di Romagna, apprestandosi a chiederne il rinvio a giudizio. È accusata di insolvenza fraudolenta. In pratica dopo aver versato l’acconto - così si legge nell’atto di citazione - non ha più pagato un cent. Se n’è andata insalutata ospite.

Alla fine la direzione dell’albergo si è trovata con un buco contabile di 12mila 385 euro. La donna, dopo il primo periodo (circa una settimana) trascorso nella suite, non aveva più onorato i conti nonostante i rispettosi inviti della direzione, che si erano via via trasfomati in solleciti e quindi in intimazioni. Ha resistito il più possibile evitando con abilità consumata di farsi beccare nella hall. Camminava dietro ad altri clienti e se veniva interpellata diceva: «Ci sentiamo, caro. Ora non ho tempo».


Così, giorno dopo giorno, la suite è rimasta a sua disposizione dal 21 novembre del 2009 fino al marzo 2010. La ”contessa” a volte se ne andava dall’albergo ma lasciava nella stanza alcune valigie. Che fino al provvedimento di sfratto esecutivo nessuno dell’Excelsior ha potuto rimuovere.


Ma c’è di più. Dopo la prima settimana (l’acconto sostanzialmente copriva quel lasso di tempo) la donna ha preferito pagare in contanti le consumazioni al bar o i pasti al ristorante. Così da evitare che la fattura lievitasse ulteriormente in modo pericoloso per lei. Che avesse degli scrupoli di coscienza non c’è dubbio. Infatti, così riferiscono coloro i quali l’hanno incontrata, ogni pomeriggio alle 18, puntuale come un orologio svizzero, andava a messa.

Qualcuno sostiene anche che la ”contessa” abbia approfittato del suo personaggio anche per andare a far shopping in svariati negozi del centro. Lasciando ovviamente, da vera nobildonna che non tocca denaro, sempre da pagare.


Ora il suo nome è nella ”black list” della catena alberghiera Starhotels alla quale appartiene l’Excelsior Savoia. Ma c’è chi, paragonando il suo stile a quello della leggendaria contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare inventata da Paolo Villaggio, sospetta che abbia già trovato degno alloggio in qualche altro grande albergo lontano da Trieste e non della catena Starhotel. Ieri abbiamo provato a chiamare la ”contessa” Adriana il cui numero è sull’elenco: «Attenzione, il numero selezionato è inesistente»....


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