Trieste, nuovo trasferimento dei richiedenti asilo dal Porto Vecchio: operazione iniziata all’alba
Prefettura e Questura in azione nei magazzini vicino all’ingresso dello scalo: identificazioni e trasferimenti fuori regione per almeno un centinaio di migranti

È iniziata intorno alle 8 della mattina di oggi, giovedì 29 gennaio, una nuova operazione di trasferimento dei richiedenti asilo accampati all’addiaccio nell’area del Porto Vecchio di Trieste. L’intervento della Prefettura, coordinato dalla Questura, si sta concentrando sugli hangar nella fila centrale dello scalo, all’altezza del Molo III, da diverse notti riparo d’emergenza per i migranti rimasti fuori dal circuito di accoglienza e senz’altra dimora dopo lo sgombero e la chiusura dei magazzini 2, 2a e 4.
Le forze dell’ordine - presenti sul posto Polizia di Stato, Polizia locale, Carabinieri, Vigili del fuoco e Guardia di Finanza - stanno pattugliando il fabbricato, per individuare e scortare fuori eventuali persone rifugiatesi all’interno. All’ingresso del Porto Vecchio, sotto la pensilina di largo Città di Santos, sono stati installati due gazebo della Croce rossa per procedere all’identificazione dei migranti che hanno presentato o intendono presentare richiesta di protezione internazionale, cui seguirà il trasferimento verso centri d’accoglienza straordinaria fuori regione.

La destinazione attualmente non è stata resa nota. Presenti sul posto anche personale medico-sanitario e operatori dell’Unhcr (l’Agenzia Onu per i rifugiati) per offrire mediazione linguistica e informativa legale ai richiedenti asilo. Le persone interessate dall’operazione e sino a stamattina accampate in strada o nei vecchi magazzini fatiscenti sarebbero almeno un centinaio.
L’intervento è il terzo con lo stesso copione andato in scena nell’arco di meno di due mesi in Porto Vecchio. Il 3 dicembre scorso erano stati sgomberati e messi in sicurezza i magazzini 2 e 2a, cui è seguito il trasferimento di 155 richiedenti asilo: una lunga giornata proceduta senza intoppi ma conclusasi in tragedia, con il ritrovamento del corpo senza vita del 32enne algerino Magoura Hichem Billal, deceduto nell’edificio 116 proprio durante le parallele operazioni delle forze dell’ordine. L’ultimo sgombero appena una settimana fa, il 22 gennaio, questa volta dell’edificio 4 con il successivo trasferimento di altri 116 migranti: un’operazione evidentemente non risolutiva, considerato che già quella notte altrettanti profughi già versavano in abbandono per strada, cercando riparo dal freddo nei magazzini rimasti ancora da sigillare.
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