Trieste, sgominata la banda dei finti finanzieri

Dopo due mesi di indagini la Squadra mobile arresta i banditi che avevano rapinato due rappresentanti in superstrada
Le finte pettorine della Guardia di Finanza
Le finte pettorine della Guardia di Finanza

TRIESTE Avevano alzato la paletta. «Accosti a destra. Patente e libretto, prego». Poi avevano perquisito l’auto e quando avevano trovato un borsello contenente 75mila euro, erano fuggiti dopo aver colpito con un pugno una delle vittime.

Ora sono in carcere. Ad arrestare la banda dei falsi finanzieri specializzata nelle rapine ai rappresentanti sono stati gli investigatori della Squadra mobile al termine di un’indagine-lampo diretta da Marco Calì e coordinata dal pm Maddalena Chergia.

In carcere sono finiti tre banditi, tutti bergamaschi e residenti in Lombardia: Palmiro Bonomelli, 58 anni, Mazzoleni Mauro, 46 anni e Chukrane Fuad, 32 anni, pluripregiudicati. I tre avrebbero colpito in svariate occasioni. L’ultima anche pochi giorni fa: una tentata rapina-fotocopia sempre lungo la Gvt utilizzando le pettorine, che però è fallita.

Rapinati da falsi finanzieri in superstrada
Lasorte Trieste 17/11/08 - Grande Viabilità, Gallerie Cattinara

I tre malviventi - uno dei quali ha anche precedenti per omicidio - sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare del gip Laura Barresi emessa su richiesta del pm Chergia.

La data è quella del 2 marzo, il luogo è uno slargo lungo la superstrada all’altezza dell’uscita di Cattinara poco prima della galleria. Vittime due agenti di commercio, rappresentanti di una ditta di elettrodomestici di Vicenza che viaggiavano a bordo di una Mercedes proveniente, si saprà poi, da Umago.

I due erano stati presi alla sprovvista. Perché i rapinatori indossavano pettorina di colore blu con la scritta “Guardia di finanza”. Uno ha alzato la paletta e il conducente della Mercedes ha accostato fermandosi a pochi metri dalla loro auto, un’Audi station wagon di colore scuro. Quando la Mercedes si è fermata, il finto finanziere si è avvicinato e appunto ha chiesto i documenti. Poi - secondo il racconto dei due rapinati, che in seguito si sono rivolti alla polizia, il malvivente aveva perquisito l’auto dei vicentini. «È solo un controllo, siamo vicini al confine...», aveva spiegato.

Così i due occupanti dell’auto assolutamente ignari del fatto che avevano a che fare con dei banditi, si erano messi in parte. Gli altri avevano aperto il bagagliaio e controllato schedari e altri documenti che erano nella vettura. A un certo punto - sempre secondo il racconto dei rapinati - quando era spuntato il borsello contenente banconote per 75mila euro, si erano fermati. «Questo - avevano detto - lo prendiamo noi».

I due rappresentanti, presi alla sprovvista, avevano cercato di fermarli. Ma gli altri erano stati velocissimi ed efficaci. Dopo aver colpito con un pugno una delle vittime, i banditi con la pettorina l’avevano spinto a terra sull’asfalto, salendo poi a bordo dell’auto con targa vicentina.

Tutto era durato una manciata di minuti. A questo punto dal cellulare di uno dei rapinati era partita una telefonata al 113. E subito era scattato l’allarme. Sul posto si erano precipitate due pattuglie della Squadra volante e della Mobile. Intanto erano stati attivati posti di controllo in tutta la zona, ma dei banditi fuggiti a bordo di una vettura station wagon scura, nessuna traccia.

Prenderli non è stato facile. Gli investigatori della Squadra mobile hanno seguito le tracce dei cellulari ma il colpo di scena è arrivato qualche giorno fa quando casualmente una pattuglia della polizia ha notato due finanzieri sul ciglio della strada. Indossavano la pettorina con scritto “Guardia di finanza”. La volante si è fermata e all’improvviso i “colleghi” sono inspiegabilmente fuggiti.

Ma l’inseguimento è durato poco. Dall’altra sera i finti finanzieri sono in carcere al Coroneo. Presi dai veri poliziotti.

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