Trieste festeggia monsignor Crepaldi: «La vita di un vescovo è per la sua Chiesa»
Solenne celebrazione a San Giusto per i 25 anni di episcopato del vescovo emerito. Il sindaco Dipiazza consegna il Sigillo Trecentesco: «Un cammino condiviso nei momenti simbolo della città»

«La vita di un vescovo è dare la vita affinché la Chiesa viva». È con queste parole che il vescovo emerito Giampaolo Crepaldi si è congedato al termine del pontificale da lui celebrato nel tardo pomeriggio di giovedì, 19 marzo, per il venticinquesimo anniversario della sua ordinazione episcopale, nella cattedrale di San Giusto, piena nelle sue tre navate di fedeli, sacerdoti e autorità. Crepaldi ha fatto il suo ingresso accompagnato da una settantina di sacerdoti della diocesi di Trieste insieme all’attuale vescovo Enrico Trevisi, all’amministratore apostolico Carlo Maria Redaelli, già arcivescovo di Gorizia, e a Riccardo Lamba vescovo di Udine. Una presenza corale del clero che ha così restituito, visivamente, il segno di una Chiesa locale unita attorno al proprio pastore emerito.
La celebrazione si è aperta con il Kyrie e il Gloria di Charles Gounod, eseguiti con intensità dal coro e accompagnati come di consueto dall’organo della Cappella civica “Underground”, che ha scandito l’intera liturgia con una scelta musicale capace di alternare solennità e profondità spirituale. Non è mancata l’attenzione al contesto territoriale locale, con una delle due letture in lingua slovena.
Dopo il lungo Gloria i sacerdoti hanno letto a Crepaldi una lettera dedicata al servizio da lui svolto tra il 2009 e il 2023 alla guida della diocesi di Trieste. Parole di riconoscenza che hanno fatto da preambolo alla sua omelia, dove il vescovo emerito ha intrecciato memoria personale e riflessione ecclesiale. «Voglio qui ricordare il grande Pontefice San Giovanni Paolo II che mi ordinò vescovo il 19 marzo del 2001 nella Patriarcale Basilica di San Pietro», ha detto, rievocando anche l’esortazione ricevuta in quell’occasione: «Come San Giuseppe, modello e guida del vostro ministero, amate e servite la Chiesa». Accanto a quella figura, il riferimento a Benedetto XVI, «che mi insegnò a tenere sempre unite la verità e la carità», e al cardinale Van Thuan, esempio di fede provata nella persecuzione da parte del regime comunista vietnamita.
Un passaggio particolarmente intenso è stato dedicato alla città di Trieste, evocata come luogo segnato dal dolore del Novecento ma capace di rinascere. Il ricordo delle celebrazioni alla Risiera di San Sabba e alla Foiba di Basovizza ha fatto emergere in Crepaldi «un senso di smarrimento», subito però accompagnato dalla consapevolezza di una comunità che «non è stata sopraffatta dal regno della morte», ma ha saputo nel corso degli anni ritrovare fiducia e slancio. Al termine dell’omelia, Crepaldi ha voluto esprimere gratitudine a tutte le componenti della diocesi: dai sacerdoti ai diaconi, dai religiosi ai laici, fino ai seminaristi e ai formatori dei seminari di Castellerio e delle Beatitudini. Un ringraziamento corale che ha restituito il senso di un ministero vissuto nella condivisione.
Il saluto del vescovo Enrico Trevisi ha richiamato la comunione ecclesiale e la continuità del cammino: «Siamo contenti di ringraziare con lei il Signore per i suoi innumerevoli benefici», ha detto, accompagnando le parole con il dono di un quadro raffigurante una reinterpretazione moderna della Madonna di Amedeo Brogli e di un album fotografico con le immagini più significative del suo ministero episcopale. Particolarmente emozionato il sindaco Roberto Dipiazza, che ha consegnato a Crepaldi il Sigillo Trecentesco della città di Trieste, sottolineando come il suo mandato episcopale abbia coinciso con momenti simbolici per la città, come il concerto dei tre presidenti del 2010 in piazza dell’Unità d’Italia. Presenti, tra gli altri, anche il prefetto Giuseppe Petronzi, la vicesindaco Serena Tonel, il presidente del Consiglio comunale Francesco Panteca, gli assessori regionali Pierpaolo Roberti e Alessia Rosolen, oltre a diversi rappresentanti istituzionali e consiglieri comunali.
Un lungo applauso finale ha accompagnato il congedo del vescovo emerito, suggellando una celebrazione che ha unito memoria, gratitudine e identità, nel segno di una Chiesa tergestina che guarda al proprio passato per continuare a camminare nel presente.
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