Truffa del fotovoltaico: fra i dodici sotto accusa un avvocato triestino

Una volta erano le enciclopedie o le batterie di pentole. Stavolta i furbetti della truffa si sono concentrati sulla “vendita” di impianti fotovoltaici. Virgolettato d’obbligo, perché la vendita sarebbe stata solo sulla carta e, una volta incassato il finanziamento, nessun impianto risulta mai essere stato installato, lasciando i clienti con le rate da pagare del prestito. Ben 250 mila euro i soldi incamerati. Tra le vittime, una signora disabile e le due finanziarie che erogavano i finanziamenti, Profamily del Gruppo Popolare di Milano, e Fiditalia.

Ecco perché il pm padovano Silvia Golin ha chiuso un’indagine a carico di 12 persone contestando, a vario titolo, i reati di truffa (12 episodi consumati e due tentati) e di circonvenzione d’incapace: si tratta di due padovani, quattro piemontesi, un vicentino, un veneziano, un lombardo, un rodigino, una trevigiana e un triestino. Il cervello delle operazioni sarebbe Giuseppe Pellicanò, 44enne residente a Padova in piazza dei Signori; i complici Raffaele D’Addio, 50 di Alba; Giuseppina Carla Scaglia, 56 di Moncalieri; Corrado Testa, 51 di Cuneo; Diego Fantin, 35 di Vicenza; Mattia Brunello, 38 di Padova; Marco De Nardi, 49 di Nizza Monferrato; Francesco Marchesin, 53 di Venezia; Andrea Lodoli, 45 di Vimercate; Paolo Migliorini, 54 di Adria; Marta Squizzato, 40 di Castelfranco, e l’avvocato Cesare Proto, 67 di Trieste. Il legale triestino è accusato (in concorso con Pellicanò) di aver indotto una cliente a firmare la richiesta di finanziamento per un impianto di Egi Group (mai installato) con l’obiettivo di farsi saldare l’onorario. —

Cri. gen.

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