Tubercolosi al Carducci Dante di Trieste: a giugno il test sugli altri liceali
Un centinaio gli studenti del plesso già sottoposti all’analisi, con trenta positività

In seguito alla positività al test Mantoux per la tubercolosi di trenta studenti della sede di via Corsi del liceo Carducci Dante, l’1 giugno si procederà allo screening degli altri alunni del plesso che ancora non erano stati sottoposti al test.
Finora l’adesione allo screening aveva visto la partecipazione di circa la metà della popolazione scolastica della sede di via Corsi (un centinaio di alunni). Gli studenti e anche il personale scolastico che non hanno ancora fatto il test, sono invitati dunque lunedì 1 giugno nella sede della Struttura complessa di Igiene e Sanità pubblica in via De Ralli 3, nel comprensorio di San Giovanni, dalle 8.30 alle 14.30.
Si tratterà di un accertamento ritenuto a questo punto indispensabili nell’ambito delle attività di sorveglianza sanitaria avviate in dicembre dopo la scoperta di un caso di malattia tubercolare. Il Mantoux è un test di intradermoreazione che consente, in caso di positività, di avere le prime indicazioni utili per procedere poi con ulteriori accertamenti, il tutto senza che sia presente la malattia tubercolare vera e propria: ecco perché risultare positivi non è sinonimo di contagiosità.
A ribadirlo è anche uno dei massimi esperti a livello nazionale, il professor Marco Confalonieri, direttore della Struttura complessa di Pneumologia di Cattinara e direttore della scuola di specializzazione dell’Università di Trieste. «È fondamentale la distinzione tra infezione e malattia tubercolare, la prima non è la malattia» rimarca il primario, «la positività al test indica esclusivamente che il bacillo è penetrato nell’organismo provocando una reazione immunitaria, quindi i positivi non sono contagiosi, ma anche se stanno bene è opportuno che assumano l’antibiotico per tre mesi, come previsto».
Dopo il test Mantoux gli studenti del liceo triestino positivi dovranno sottoporsi a ulteriori approfondimenti clinici, già presi in carico dai servizi sanitari competenti. I positivi sono tutti già sottoposti a profilassi con terapia antibiotica per il periodo di tre mesi.
Come detto, i primi accertamenti erano scattati in dicembre, quando una studentessa aveva accusato dei sintomi, risultando realmente ammalata di tubercolosi. Erano stati subito effettuati test sui compagni di classe: due erano positivi, «ma senza sintomi chiari» precisa Confalonieri. «I casi della ragazza in dicembre e dei suoi compagni di classe sono stati tutti scoperti e gestiti in modo molto precoce» aggiunge il pneumologo, «c’è stata un’ottima connessione tra parte clinica e profilassi di igiene pubblica, riuscendo in tempi rapidi a organizzare un sistema di controllo sui contatti più stretti, compresi i familiari, che è riuscito a contenere efficacemente la problematica». «Ma adesso», aggiunge ancora Confalonieri, «è importante che tutti gli studenti del plesso scolastico che ancora non l’hanno fatto si sottopongano al test».
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