Turriaco, ancora fermi i lavori del prolungamento di via Trieste

TURRIACO. Il prolungamento di via Trieste a Turriaco è ancora off limits. Dopo le richieste di chiarimenti e il punto della situazione avvenuti in Consiglio comunale all'inizio di giugno, il gruppo consigliare Paese in Comune torna quindi alla carica, domandando al sindaco i motivi alla base della mancata apertura della nuova via Pordenone. «Ci domandiamo quali sono a questo punto i tempi previsti per l'utilizzo della strada - sottolineano il capogruppo Duilio Petean e il consigliere di Paese in Comune Livio Spanghero - e, soprattutto, se esiste un collaudo delle opere». La mancata apertura si affianca inoltre alla prevista istituzione di un senso unico in via Diaz e alle ulteriori modifiche alla circolazione concordate per via Aquileia e via Trieste. «Anche qui, ci domandiamo e chiediamo al sindaco Alessandra Brumat se sia stato approvato l'atto - dicono Petean e Spanghero - con cui si stabiliscono i nuovi sensi di marcia». Secondo i due consiglieri, rimane inoltre da capire quando saranno realizzati i lavori di manutenzione di marciapiedi e sede stradale ritenuti indispensabili per la sicurezza della viabilità pedonale e ciclabile. Nel mirino di Pier Ugo Candido, consigliere passato dall'IdV a Diritti&Libertà, torna invece il parcheggio di via Marconi. «L'opera sembra non essere ancora collaudata - afferma Candido -, nonostante l'uso collettivo, di tre automobili di media al giorno: in pratica 275 mila euro per autovettura, e "lo strombazzar di trombe" per l'inaugurazione». Candido spiega di aver richiesto la documentazione relativa all'opera all'amministrazione comunale, venendo da questa rinviato agli uffici. «La documentazione non è stata però fornita - sottolinea Candido -, perché la "tecnocrazia" lamenta un presunto aggravio procedimentale a causa dell'eccessivo carico di lavoro imposto dalle istanze consiliari. Eppure i consiglieri comunali esistono da sempre e tra i compiti istituzionali previsti dall'ordinamento pubblico c'è quello di consentire loro il pieno esercizio del mandato elettivo».
Laura Blasich
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