Omicidio in via Castions a Udine: morto dopo l'agguato col cacciavite, spuntano minacce di morte alla sorella

Non ce l'ha fatta l'uomo aggredito mentre rientrava con la spesa. La sorella della vittima rivela: «Avevo interrotto la relazione un mese fa. Tre giorni fa mi ha minacciata di morte dicendomi "ti brucio"»

Laura Pigani, Giuseppe Beltrame
L'aggressione è avvenuta in via Castions, a Udine (Foto petrussi)
L'aggressione è avvenuta in via Castions, a Udine (Foto petrussi)

Un drammatico fatto di sangue ha scosso la prima serata di oggi, venerdì 4 settembre, il quartiere di via Castions di Strada a Udine. Un uomo di 61 anni, di origine marocchina, è stato violentemente aggredito e colpito alla testa con un'arma da taglio, con ogni probabilità un cacciavite, mentre stava rientrando a casa. A dare l’allarme sono stati i vicini di casa. 

Secondo una prima ricostruzione dell'episodio effettuata dagli investigatori, il sessantunenne stava camminando lungo la strada portando con sé le borse della spesa quando è stato sorpreso da un uomo che gli ha teso un vero e proprio agguato.

All'origine del gesto ci sarebbe una pista riconducibile a dissidi di natura familiare: il presunto aggressore sarebbe infatti l'ex compagno della sorella del 61enne, persona con cui la donna aveva avuto una relazione sentimentale ormai conclusa. Dopo aver sferrato il violento colpo al capo della vittima, l'aggressore si è dato immediatamente alla fuga a piedi, nei campi vicino, facendo perdere le proprie tracce prima dell'arrivo delle pattuglie.

I soccorsi e la caccia all'uomo della Polizia di Stato

L'allarme è scattato tempestivamente tramite la centrale del Numero Unico d'Emergenza 112, che ha inviato sul posto l'equipaggio sanitario del 118. Trovato in condizioni ritenute disperate per via della grave lesione riportata al capo, il 61enne è stato stabilizzatotrasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. È morto poco dopo in ospedale. 

Nel frattempo gli agenti della Polizia di Stato hanno isolato l'area di via Castions di Strada per effettuare i Rilievi Tecnico-Scientifici e raccogliere le testimonianze dei residenti. Le forze dell'ordine hanno fatto scattare una vasta caccia all'uomo per rintracciare il fuggitivo in tutta la zona.

 

Transennata l'auto del cognato della vittima, presa di mira dagli aggressori nei giorni scorsi (Foto petrussi)
Transennata l'auto del cognato della vittima, presa di mira dagli aggressori nei giorni scorsi (Foto petrussi)

Le minacce di morte alla sorella

A chiarire lo sfondo del delitto è stata la sorella della vittima, Laika. La donna ha riferito agli inquirenti di aver voluto interrompere la relazione sentimentale con l'aggressore circa un mese fa, una decisione che l'uomo non aveva mai accettato. La tensione era culminata appena tre giorni fa, quando l'ex compagno si era presentato nel luogo di lavoro della donna nel tentativo di confrontarsi con lei. Di fronte al rifiuto di Laika di incontrarlo, l'uomo l'aveva minacciata esplicitamente di morte urlandole: «Ti brucio». Non riuscendo a rintracciare la donna, l'aggressore ha poi preso di mira il fratello 61enne, colpendolo a tradimento.

La testimonianza

«Ha accoltellato mio cognato, mi ha distrutto la macchina e ha minacciato di fare del male anche a mio figlio. Io non dormo la notte». A parlare è En Naboussi Allal, 63 anni, originario del Marocco e cognato dell’uomo accoltellato. Secondo il suo racconto, l’aggressore sarebbe la stessa persona che il giorno precedente avrebbe spaccato i vetri e tagliato le gomme della sua automobile, mentre lui osservava dalla finestra.

«Ha accoltellato mio cognato e distrutto la mia auto. Ha minacciato anche mio figlio: non dormo più»

«Aveva un coltello e un martello», sostiene il 63enne, spiegando di aver segnalato la situazione ai carabinieri e di essersi recato anche in caserma. Alla base delle tensioni, sempre secondo la sua ricostruzione, ci sarebbero vecchi rancori legati alla fine di una relazione sentimentale con una familiare. Allal racconta di vivere da circa 35 anni in zona e di non aver mai avuto problemi: «Siamo una famiglia che lavora, abbiamo un figlio, non abbiamo fatto del male a nessuno». Sul cognato ferito aggiunge: «L’ho visto in condizioni critiche, erano riusciti a rianimarlo».

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