Un “addio” da 3000 euro

Non sempre l’incenerimento costa meno della normale tumulazione

I costi della sepoltura sono quelli che incidono maggiormente sul prezzo complessivo di un funerale. Per un funerale “classico” con sepoltura nel campo comunale con concessione decennale non rinnovabile il prezzo si aggira sui 2200 euro.

Se la salma deve essere sepolta nella tomba di famiglia, il prezzo evidentemente aumenta per le spese di sepoltura, eventuale rinnovo di concessione e eventuale riesumazione.

Per la cremazione il costo complessivo aumenta fino a raggiungere la cifra di 3000 euro. L’importo varia a seconda della deposizione dell’urna nella tomba di famiglia, il costo della cremazione (che varia a seconda dei forni), bolli e pratiche varie, spese del marmista e tasse comunali. Se le ceneri vengono custodite in casa i costi diminuiscono.

Ma in questo caso bisogna osservare con scrupolo quanto prevede la normativa regionale.

Succede non raramente che i congiunti di un deceduto, nel momento in cui si rivolgono all’impresa di pompe funebri per organizzare il funerale, alla scelta di procedere con la cremazione manifestino il desiderio di custodire in casa le ceneri convinti che dopo aver ritirato l’urna dal forno crematorio il contenitore diventa di “proprietà” dei congiunti.

In alcuni casi infatti i parenti pensano che una volta avuta l’urna possono successivamente procedere alla dispersione delle ceneri rompendo il sigillo. Tale azione configura un reato penale che prevede sanzioni piuttosto severe.

Come spieghiamo nel riquadro la legge regionale in materia è chiara. La dispersione delle ceneri può essere effettuata solo se espressamente prevista dal testamento firmato dalla persona deceduta.

Diversi parenti si trovano spiazzati di fronte a tale norma e ritengono, a torto, di poter facilmente aggirare l’ostacolo. Chiedono l’autorizzazione a detenere in casa l’urna cineraria con l’obiettivo di lasciar scorrere un determinato periodo di tempo e poi provvedere alla dispersione abusiva.

Per scoraggiare tali pratiche sono previsti periodici controlli dell’autorità sanitaria nelle abitazione in cui sono custodite le urne. Questo almeno in teoria.

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