Un centro diurno multiculturale per gli stranieri

Assistenza e integrazione nei progetti del Comune di Gradisca Caritas, istituti scolastici, Provincia e Connecting people
Di Luigi Murciano
Bumbaca Gorizia 18.06.2009 Gradisca, Linda Tomasinsig - Foto di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 18.06.2009 Gradisca, Linda Tomasinsig - Foto di Pierluigi Bumbaca

GRADISCA. Un centro diurno dove si organizzano corsi di italiano e di artigianato; sportelli per l'orientamento legale e professionale; l'impiego (su base volontaria) come giardinieri comunali. Ma anche servizi per i minori, a partire da un doposcuola multiculturale.

A Gradisca sta prendendo sempre più forma un vero e proprio modello di integrazione e assistenza per gli stranieri. A sette anni dall'apertura del Cie e a cinque dall'attivazione del Cara, il centro per richiedenti asilo politico, la cittadina isontina sembra avere superato lo choc dovuto all'impatto di due strutture così delicate, e avere trovato anzi la formula per fornire delle risposte concrete agli stranieri che transitano sul suo territorio. Uno sforzo reso possibile dalla sinergia fra tanti soggetti diversi che si sono messi in rete, ciascuno con la propria competenza. Oltre al Comune, la Provincia - coordina lo Sprar, il sistema di protezione per i rifugiati - la Caritas, che gestisce il centro diurno all'ex scuola elementare di via Udine; e poi le associazioni come Terranova onlus di Paola Gandin, che nel silenzio lavora all'integrazione dei bambini stranieri a scuola, le direzioni didattiche stesse, e l'ente Gestore del Cara, la coop Connecting People, che è il punto di contatto fra i richiedenti asilo e le proposte che li attendono all'esterno. «Anche se molto rimane da fare, crediamo siano state poste le basi per un modello che ha ben pochi eguali in Italia». assicura l'assessore comunale Linda Tomasinsig. Il direttore del Cara, Ferdinando Firenze, e il direttore della Caritas, don Paolo Zuttion, confermano: «Forse grazie a queste attività qualcosa sta cambiando anche nella percezione che la popolazione ha degli stranieri». Forse non finiscono più tutti etichettati come irregolari o delinquenti. «Stiamo tentando di abbattere delle barriere culturali e di costruire nuove opportunità sia per gli stranieri che per noi stessi» è l'analisi dell'assessore provinciale Bianca Della Pietra.In principio fu l'intuizione di impiegare (come volontari non retribuiti) alcuni richiedenti asilo del Cara nella squadra comunale del verde. Ma un ruolo fondamentale ce l'ha, naturalmente, il mondo della scuola. Sono molti i minori che frequentano gli istituti scolastici, e nel loro caso la sfida dell'integrazione diventa ancor più delicata. Nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d'intesa fra Provincia, Comune, Caritas, istituto comprensivo “della Torre”, istituto “Brignoli”, Connecting People e associazione Terranova per il rinnovo e l'ampliamento del progetto “Scuola a Colori”. Finanziato dalla Regione con 15mila euro, vedrà coordinarsi diversi soggetti nell'organizzazione di un doposcuola multiculturale, nella mediazione linguistica e culturale a supporto dei cosiddetti “primi ingressi” di minori rifugiati nell'ambiente scolastico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo