Un consigliere su quattro salva il posto, se il Pdl toglie il tetto dei tre mandati
14 su 59 gli eletti almeno per il terzo mandato che, se passasse la proposta di legge del Popolo della Libertà, sarebbero «riabilitati» e potrebbero venire ancora candidati nelle liste dei diversi partitidi Roberto Urizio

Un quarto dei consiglieri regionali non potrebbero ricandidarsi alle elezioni del 2013 con l’attuale legge elettorale. Sono infatti 14 su 59 gli eletti della decima legislatura, apertasi in aprile, che sono seduti nei banchi di piazza Oberdan almeno per il terzo mandato. Eletti che, se passasse la proposta di legge del Popolo della Libertà illustrata ieri in quinta commissione, sarebbero «riabilitati» e potrebbero venire ancora candidati nelle liste dei diversi partiti.
L’elenco comprende ovviamente rappresentanti dell’uno e dell’altro schieramento con il Partito democratico a farla da padrone: vanta cinque consiglieri al terzo mandato (Giorgio Baiutti, Franco Brussa, il capogruppo Gianfranco Moretton, Alessandro Tesini e Bruno Zvech). Il Popolo della Libertà ne presenta tre (Bruno Marini, Paolo Ciani ed il vicepresidente della Regione, Luca Ciriani), cui si aggiunge Roberto Asquini, eletto nelle fila del Pdl ma poi passato al gruppo misto. Anche l’Udc ha tre consiglieri (sui quattro eletti) che hanno alle spalle tre mandati o anche più perché l’assessore Roberto Molinaro di legislature ne può contare quattro, compresa quella in corso, mentre Giorgio Venier Romano e Maurizio Salvador si fermano a quota tre. La Lega Nord conta due «veterani» del Consiglio: Maurizio Franz e l’assessore Claudio Violino.
Il limite di tre mandati è stato introdotto nella legge elettorale votata nel 2007: furono i Cittadini per il presidente dell’allora capogruppo Bruno Malattia (la cui previsione iniziale era di due mandati al massimo) a premere affinché il tetto venisse introdotto, in modo da favorire un rinnovamento. Malattia minacciò addirittura di far saltare l’intera legge se la misura non fosse stata adottata. «Ma non mi sembra che quella norma godesse di grande consenso in entrambi gli schieramenti» afferma il primo firmatario della proposta di legge del Pdl, Antonio Pedicini, secondo cui prevedere limiti di mandato «è costituzionalmente illegittimo e comprime la volontà popolare».
Ma anche all’interno della maggioranza il fronte non è compatto: Federica Seganti, l’assessore alle Autonomie locali, manifesta i dubbi della Lega. Il limite dei tre mandati, spiega, serve a favorire un rinnovamento del personale politico. Contrarietà anche dal Pd: «In tre mandati c’è il tempo sufficiente per dare quanto si può dare alla Regione» afferma il segretario regionale, Bruno Zvech, secondo cui «è curioso che, mentre abbiamo pochissimo materiale nelle commissioni ed in Consiglio, la maggioranza pensi ad una nuova legge elettorale a 4 anni dalle prossime regionali. Ritengo che le energie vadano spese su cose che servono come il welfare o il sostegno alle imprese».
Zvech nutre qualche sospetto in particolare sulla fretta del centrodestra di cancellare l’obbligo di un terzo di donne in giunta: «Qualcuno non pensasse che nell’approvare la modifica, questa si attui subito in vista di un possibile rimpasto, utile a soddisfare equilibri diversi. Non condivido le scelte di questa giunta – prosegue Zvech – ma non credo che il problema siano le donne». Sulla rappresentanza femminile interviene anche Annamaria Menosso (Pd), secondo cui «nella legge elettorale approvata nella precedente legislatura avevamo ottenuto qualche piccolo risultato. Grazie alla legge oggi in Giunta siedono tre donne».
Poche invece, osserva Menosso, le consigliere effettivamente elette: «Questo è successo in primo luogo perché nessun partito si è veramente preso a cuore la questione femminile». Per Roberto Asquini (Misto) «è positivo eliminare la percentuale di donne in giunta ma il vero nodo è la presenza di non eletti nell’esecutivo». Nella sua proposta di legge, Asquini propone di limitare a due gli assessore esterni.
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