Un professionista esterno progetterà l’ascensore per Santa Maria Maggiore

il caso
Santa Maria Maggiore avrà il suo ascensore. Chissà quando, ma lo avrà. Un passo alla volta, intanto lo studio di fattibilità. Il direttore dei Lavori pubblici comunali, Enrico Conte, si è voluto occupare personalmente dell’incarico, che è stato conferito all’architetto Eugenio Meli, al quale saranno versati 4600 euro onnicomprensivi. Il titolo preciso recita “installazione di un ascensore panoramico di collegamento del piano strada lungo via del Teatro romano con il sagrato della chiesa di Santa Maria Maggiore”.
La prosa, utilizzata da Conte nell’affidamento, schiera argomenti che trascendono un pur importante impianto elevatorio. Tutela dei più deboli - anziani, bambini, disabili -, abbattimento delle barriere architettoniche, «una città intelligente a misura di tutti i cittadini»: per i fedeli, per gli anziani, per chi afflitto da ridotte capacità motorie, per le madri affardellate dal passeggino, è un problema affrontare la scalinata che reca a una delle più importanti chiese triestine, la barocca Santa Maria Maggiore. Curiosamente Conte non ha fatto riferimento al turismo culturale marciante verso l’Arco di Riccardo e il Colle, ritenendolo forse già soddisfatto dalla recente entrata in pubblica funzione dei due lift interni al park San Giusto, che collegano la “downtown” con piazza della Cattedrale. Ma Conte ha ben presente la prossimità del sito a quello di casa Francol, dove il Comune è in cerca di partner privati con cui condividere un project financing da 4,5 milioni, per chiudere finalmente i 25 anni del dossier Urban.
È innegabile che vincitore morale di una battaglia iniziata tre anni fa, sia l’indomito Bruno Marini, consigliere forzista un po’ discolo. Come il genoano Pandev in serie A, l’esperienza gli agevola zampate vincenti. Si era mosso insieme al collega meloniano Salvatore Porro nel quadro di una mozione approvata dalla civica assise, poi ha periodicamente martellato l’assessore Lodi, fino a incassare questo primo round.
L’architetto Meli sembra un interlocutore adatto alla bisogna: dal curriculum si evince che ha lavorato con la Curia e con enti pubblici, compresa la Soprintendenza. Perché quello scorcio di centro va promosso, servito e non deturpato. —
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