«Una data per aprire». Gli esercenti di Gorizia chiedono certezze

Piero Aita (Fipe) parteciperà alla protesta a Roma: «Il Covid è una guerra ma dobbiamo pensare a ricostruire»
Piero Aita (Fipe)
Piero Aita (Fipe)

GORIZIA. «Il Covid fa paura. E noi non siamo imprenditori, non incoscienti. Impresa vuol dire legalità, rispetto, e futuro. Per questo la Fipe scende in piazza, perché siamo certi del rispetto delle regole, dei nostri clienti, dei nostri collaboratori: dobbiamo programmare un’apertura certa, con misure serie, e un controllo rigoroso».

Piero Aita, rappresentante dei pubblici esercizi del territorio di Gorizia per il settore bar, in stretta sintonia con i colleghi della ristorazione, rappresenterà simbolicamente la voce dell’Isontino alla manifestazione di piazza indetta da Fipe-Confcommercio: sarà un’assemblea straordinaria senza precedenti.

Martedì 13 aprile, infatti, i rappresentanti Fipe di tutti i territori saranno insieme a Roma, in piazza, rispettando le regole, per ribadire in modo corale a Governo e cittadini che gli imprenditori, «quelli veri», non possono più credere «in questo Paese e nel nostro futuro se, sulle spalle di troppo pochi, si porta il peso di questo scenario bellico».

«I pubblici esercizi della nostra regione sono chiusi ormai da 6 settimane consecutive. Gli effetti di queste chiusure sull’andamento dei contagi sono stati quasi impercettibili. La curva grazie al cielo scende, solo oggi. Ma, intanto, il numero di persone che si muovono nelle nostre città resta altissimo, e tra allegato 23, allegato 24 e Dpcm vari, le attività aperte sono ormai ben più delle 2 su 3 che si ricordava all’esordio della nuova zona rossa».

Tra gli “aperti” anche numerosi pubblici esercizi che, tra asporto e servizio di ristorazione collettiva, proseguono l’attività.

«E basta un colpo d’occhio per dividere i colleghi in due gruppi: quelli che si fanno il mazzo per rispettare rigorosamente le misure di prevenzione, e quelli che si lavano la coscienza con un cartello ormai sbiadito. Più l’emergenza si estende nel tempo, e più emerge che dobbiamo cambiare il modo di combatterla. È chiaro che il pubblico esercizio è socialità e, quindi, abbiamo all’inizio accettato di essere il settore che subiva maggiori restrizioni. Ma il legame tra restrizioni e beneficio sanitario non è quello che ci saremmo aspettati. Allora dobbiamo cambiare strategia o le imprese a rischio chiusura diventerà insostenibile».

Continua Aita: «Intanto, amici di tutte le età continuano ad essere colpiti da questo nuovo nemico, spesso con trattamenti o ricoveri ben lontani da quelli della “solita influenza”, come qualche scellerato continua a definirla. Siamo in guerra e siamo i primi a rendercene conto. Ma dobbiamo pensare alla ricostruzione: per questo scendiamo in piazza, e proprio perché questo virus ci fa sempre più paura. Scendiamo in piazza per chiedere un’alleanza seria, tra categoria, cittadini e decisori. Il nostro settore ha già perso (non rischia di perdere, ha perso) 243 mila posti di lavoro, giovani soprattutto (focus Fipe)».

Insomma, le imprese meritano di sapere come e quando ripartire. «Possiamo riaprire e assumerci l’impegno di farlo in sicurezza tra distanziamenti e rafforzamento dei protocolli. Le autorità di controllo devono aiutarci, sempre di più. E domani sarò, anzi saremo a Roma per dare volto e voce all’esasperazione di imprenditori in grandi difficoltà, con la richiesta al Governo e alla politica in generale, di un impegno preciso sulla ripartenza e di un piano per farlo in sicurezza. Soprattutto per chi, sempre e senza eccezioni, ha sempre rispettato le regole, ha sempre rispettato il Paese. Un importante momento associativo, indispensabile per dare un segnale forte di preoccupazione».

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