Una fotografia salva il “cortile scomparso” di via dei Vetturini

Punti di vistaNato nel 1926, Luigi Cargnel si è dedicato per decenni alla fotografia vincendo numerosi premi nei più svariati concorsi nazionali e fu tra i fondatori del Circolo Fotografico Isontino...

Punti di vista



Nato nel 1926, Luigi Cargnel si è dedicato per decenni alla fotografia vincendo numerosi premi nei più svariati concorsi nazionali e fu tra i fondatori del Circolo Fotografico Isontino nel 1970, del quale fu presidente fino alla sua immatura scomparsa nel 1979. Nelle sue immagini colpisce la particolare capacità della resa atmosferica, quasi un’aura che sottende all’immagine, specialmente negli scorci goriziani disposti a corredo dei tanti libri pubblicati negli anni Settanta. Come questa immagine del cortile della casa di via Favetti 14, posta a commento di una poesia tradotta nell’Ottocento nelle quattro lingue goriziane e riproposta nel bel testo “L’Immagine di Gorizia” edito dal Comune nel 1974.

Scrive Dario Stasi su Isonzo-Soča, che al n. 14 di via Favetti, la via dei Vetturini di una volta, «si apriva una piccola porta centrale nel portone di legno ed era come entrare in un giardino incantato, in un sogno, in un mondo di fiaba. Ogni volta che passavo di lì non resistevo alla tentazione di aprire quella porticina. Poi, 20 o 30 anni fa, la porta rimase sempre chiusa. Riuscivo però a vedere l’interno attraverso alcune fessure. Rimasi malissimo. Dopo un po’ di tempo le ruspe avevano già distrutto tutto. Le statue e le pietre antiche, il gran vaso con alcune magnifiche colombe scolpite sul bordo: tutto sparito. Incredibile. Al momento pensai che il giardino sarebbe stato restaurato. Invece era semplicemente un sogno infranto».

Era da sempre la casa dei Grusovin, storica famiglia di vetturini, dove nel 1947 si trovava l’osteria della vedova Caterina Grusovin, gestita poi negli anni Cinquanta da tale C. Drosghig e dove «abitava un bizzarro dirigente statale, il dottor Grusovin. Ricordo che c’era una bellissima androna di ingresso ornata da una statua di armigero e al piano terra c’erano ancora depositate delle carrozze: ma non c’è più niente, dell’edificio a fianco qualcosa si è mantenuto, ma questo è stato totalmente demolito e trasformato, con questi serramenti in legno esotico che mal si adattano al palazzo seicentesco».

Una breve biografia di Luigi Cargnel riporta come la sua fosse stata «una fotografia che era specchio della sua anima aveva raggiunto uno stile inconfondibile: quello di chi non impressiona la pellicola a vuoto, nel futile tentativo o inseguendo le mode, ma di chi attraverso l’immagine ha qualcosa da comunicare, un pensiero da esprimere, un modo di sentire la storia. La sua fotografia, così umana, è stata in fondo così, solo un invito all’amore» (Celso Macor, 1987). –



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