«Una lotta per poter aprire e tre famiglie senza lavoro»

Lo sfogo dei titolari del chiosco della stazione dei treni distrutto dalle fiamme «Chi può aver appiccato le fiamme? Non lo sappiamo, sono dei mascalzoni»
Bumbaca Gorizia 25_08_2019 Incendio chiosco della stazione © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 25_08_2019 Incendio chiosco della stazione © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Il giorno dopo è ancora più dura. Perché gli interrogativi si moltiplicano e Gorizia continua a interrogarsi sulle cause dell’incendio che ha semidistrutto il chiosco della piadineria “La sosta” nel piazzale della stazione dei treni.

Gli inquirenti (la Polizia di Stato nella fattispecie) ripetono anche oggi che «nessuna pista è esclusa, nemmeno quella dolosa». Le loro dichiarazioni sono improntate, comprensibilmente, alla massima cautela in attesa delle relazioni dei vigili del fuoco che dovranno chiarire la vicenda. Nel piazzale c’è una telecamera dell’impianto pubblico di videosorveglianza ma stando ai “si dice” non avrebbe una grande gittata e non permetterebbe di fare luce sugli attimi antecedenti l’incendio.

I proprietari, già ieri, hanno dato la loro chiave di lettura. Corroborata da alcune indiscrezioni dei vigili del fuoco. Le fiamme, insomma, sarebbero state appiccate volontariamente. Da chi? «Non lo sappiamo. Non abbiamo mai ricevuto minacce e non mi risulta che qualcuno ce l’avesse o ce l’abbia con noi. Abbiamo sempre lavorato bene, onestamente. Non riusciamo proprio a darci una spiegazione dell’accaduto. Forse, è stato qualche mascalzone che ha voluto giocarci un brutto scherzo».

Che, poi, tanto “scherzo” non è, perché i danni sono notevoli e oggi ci sono parecchie persone senza un’occupazione. «Lì lavorava la mia famiglia, più due dipendenti. Pertanto, oggi ci sono tre famiglie che si ritrovano senza più un’entrata che, poi, è l’unica entrata per qualcuno».

Nel passato, il chiosco era stato bersaglio di un furto. «Ma cose di poco conto. Avevano forzato la porta e rubato pochi spiccioli». Ma non c’erano mai state minacce e nemmeno atti di natura vandalica ai danni dell’attività, diventata un piccolo punto di riferimento non soltanto per i pendolari o per chi si serve del treno per spostarsi e per viaggiare.

E dire che i titolari, per poter aprire, avevano dovuto intraprendere una dura battaglia burocratica con il Comune. Una lunga trafila cui il nostro giornale dedicò più di un servizio nel passato. Poi, la famiglia riuscì a venirne a capo, costruì il chiosco e riuscì a coronare il suo sogno. «Anche per questo, oggi siamo ancor più amareggiati. Perché è stata una faticaccia ottenere i permessi per l’apertura. Vedere oggi il chiosco in quelle condizioni, ci toglie le forze».

I vigili del fuoco, per avere ragione delle fiamme, avevano dovuto lavorare per un’ora e mezza. E, oggi, il chiosco è tristemente chiuso, contornato dal fettucciato bianco e rosso con i cartelli “Sotto sequestro”. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo