«Una vera esagerazione privarsi della propria storia nell’epoca dei selfie»
L’intervista
Fabio Dorigo
«Mi pare la storiella del vecchio proverbio cinese: quando il dito indica la lunga, lo stolto guarda il dito. Un paradosso dei nostri tempi». Barbara Sgarzi, giornalista, esperta di comunicazione ed editoria digitale, non entra nel merito della questione legale sulla “foto senza classe” della scuola primaria Giotti. Ma sollevare la questione della “privacy” in una foto di classe pare un’enormità nell’era dei selfie selvaggi. Del resto cosa vuol dire “privacy” in na foto scolastica? «Il mio non è un parere legale. Non sono competente a darlo. È solo l’analisi di una giornalista che si occupa del fenomeno dei social media».
Qual è il suo parere?
Da una parte c’è la generazione dei quarantenni e cinquantenni che hanno vissuto la prima ondata di social media e non hanno saputo valutare e comprendere i rischi connessi alla privacy. All’inizio si è partiti come un momento di super condivisione. Ultra condivisione di tutto con tutti.
Altro che “privacy”...
La privacy era l’ultimo dei pensieri. Non si contavano le condivisioni di fotografie di minori (figli, nipoti, amici dei figli ect), ovviamente senza il loro consenso. Una cosa che ora che sono diventati adulti potrebbero non gradire.
Le nuove generazioni appaiono più attrezzate...
Le generazioni di oggi sono molto più conscie della “privacy”. E infatti privilegiano gli strumenti dove la privacy è molto più tutelata come, ad esempio, WhatsApp o la chat di Telegram. Ovvero comunicazione che non è più rivolta al mondo, ma a un piccolo gruppo di persone selezionate.
E quindi come si spiega il rigetto sulla tradizionale foto di classe scolastica?
Si tratta una reazione abbastanza esagerata. Da che mondo è mondo si è sempre fatta la foto di classe. Ed è sempre stata appesa nelle case e inserita negli album dei ricordi. Spesso mostrata a tutti. Ora invece si vuole riprendere il controllo su qualcosa che si è perso da tempo.
La foto di classe racconta la storia di ognuno di noi. Privarsene è come interrompere la narrazione....
Certamente. Il problema è che indica anche la scuola dove uno va. Ed è meglio evitare di farlo sapere a tutti. É una raccomandazione che viene fatta ai genitori. Non si sa mai, infatti, chi può essere in ascolto.
Il vero problema resta però la condivisione sui social della foto di classe...
Esatto. É un eccesso di prudenza che comprendo. Però è anche molto triste. La foto di classe fissa un momento molto bello dell’esistenza di ognuno, che suggella la fine di un anno scolastico. É un peccato privarsene.
Inoltre non può esistere una foto di classe con dei buchi...
Esattamente. Una foto di classe incompleta non è una foto di classe. Un’assurdità. Si rischia di avere foto di classe con tre persone.
Pare assurdo, infatti, nell’epoca dei selfie selvaggi, preoccuparsi di una foto di classe.
Fa un po’ sorridere. Mi chiedo spesso dove sono questi adulti così zelanti quando poi ci sono social media come Instagram e Tik Toc pullulano di foto e video di minori . —
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