Unabomber, la Procura di Trieste chiede l’esame del Dna con incidente probatorio sui reperti: 11 indagati, uno è nuovo

Per gli altri 10 si tratta di un atto dovuto essendo stati indagati in passato e poi archiviati

Piero Tallandini
Il procuratore di Trieste De Nicolo
Il procuratore di Trieste De Nicolo

TRIESTE. Il sostituto procuratore di Trieste, Federico Frezza, ha formulato la richiesta di incidente probatorio al Gip per sottoporre ad indagine genetica dieci reperti sequestrati nell’ambito delle indagini sugli attentati di Unabomber. L’obiettivo è verificare se tramite le nuove tecniche di analisi genetica sia possibile identificare il responsabile o i responsabili. Lo ha annunciato oggi, giovedì 19 gennaio, la Procura con una nota sottoscritta dal Procuratore della Repubblica Antonio De Nicolo. La Procura giuliana fa sapere anche che c’è un nuovo indagato.

De Nicolo precisa che per applicare correttamente la procedura senza incappare in questioni di nullità o inutilizzabilità, si è dovuto «necessariamente considerare persone sottoposte a indagine tutti coloro che avevano rivestito tale posizione nel corso dei procedimenti avviati all’epoca dalla Procura di Trieste e successivamente archiviati». Si tratta di 10 persone già indagate (non 9 come emerso in un primo momento) al quale si aggiunge il nuovo indagato, l’undicesimo. A proposito di quest’ultimo nella nota si aggiunge che la Procura «ha dovuto iscrivere nel registro degli indagati un’altra persona sulla base di una fonte dichiarativa la cui attendibilità appare problematica e tutta da verificare».

De Nicolo puntualizza inoltre che «nei confronti di nessuna delle persone menzionate nella richiesta di incidente probatorio come persone sottoposte a indagine sono stati acquisiti elementi tali da consentire di convogliare le investigazioni in una precisa direzione: sarà l’accertamento genetico a fornire, sperabilmente, elementi utili a tal fine. Conclusivamente, fino all’ultimazione di tale accertamento ogni frettolosa attribuzione di responsabilità che si volesse ricavare a carico di taluno dei soggetti indagati costituirebbe una gratuita illazione, sfornita allo stato di elementi di riscontro e contrastante con la presunzione di non colpevolezza scolpita nella nostra costituzione».

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