«Università federate: un progetto buono anche per la Sissa»

«È stato molto lungimirante federare le università di Trieste e Udine. Ci sono sempre meno soldi e magari un giorno il governo potrebbe imporlo. E ciò che è imposto non è mai la soluzione migliore. Pensarci per tempo è stato veramente apprezzabile da parte dei due rettori e della Regione». Stefano Fantoni, già direttore della Sissa (di cui ha governato il complesso trasloco all’ex Santorio), occupa oggi uno dei posti più “alti” del sistema, è presidente dell’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Al quale sono già arrivate circa 200 mila pubblicazioni universitarie. Dalla valutazione discenderà una statistica, dalla statistica maggiori finanziamenti in “premio” alle università migliori. È un’altra delle rivoluzioni dopo la legge Gelmini.
Ma vista da questo scranno che cosa significa veramente la “federazione” di due università? E la Sissa potrebbe aderire o non ne ha convenienza (essendo una delle 5 scuole di alta specializzazione in Italia)? «Se come io spero anche la Sissa, scuola di dottorato, entrerà nella nuova federazione, renderà più attrattivo il sistema universitario regionale, se viceversa anche i corsi di laurea magistrali indirizzassero dottorandi verso la Sissa, anche la scuola di alta specializzazione ne avrebbe beneficio» osserva lo scienziato passato a costruire la “macchina”, e andato in pensione dalla cattedra per obbligo di evitare conflitto di interessi tra appartenenza e valutazione. Convinto che «le federazioni sono importanti per costruire una massa critica ragguardevole, e poter così offrire agli studenti un panorama più ampio di didattica e di strutture».
Tecnicamente, però, la federazione Trieste-Udine avrà ancora più impatto proprio quando la valutazione dell’Agenzia nazionale si sposterà dai testi della ricerca ad altro: a “misurare” cioé le strutture universitarie, e anche i processi formativi e la “governance”: «In questa seconda fase - prosegue Fantoni - l’assetto federato sarà un fattore molto importante. Questa riforma, e il complesso meccanismo delle valutazioni, cambiano completamente il paradigma, dovremo valutare posizioni che si reputano consolidate, e certi privilegi certamente cadranno, è logico - aggiunge - che tutto ciò susciti resistenza e dibattito nel mondo accademico, qualcuno manifesta dubbi e timori, ma a parte alcune criticità devo dire con molta franchezza che il sistema universitario si sta coinvolgendo in maniera totale in questo processo di valutazione cui collaborano 450 scienziati, letterati e così via, e 10 mila “lettori” dei testi. È un cambiamento di cultura, è il passaggio che serve per dare ai giovani criteri e regole precise per decidere della propria carriera. Tutti sapranno qual è il miglior dipartimento in Italia. Rafforzare i due atenei darà certamente i suoi effetti».
Una sfida sulla qualità, dunque, pronta a creare gerarchie, a portare o sottrarre denaro e studenti. Qui sta il peso dell’operazione “uno più uno”, che lo stesso Fantoni apprezza particolarmente ben conoscendo (per lunghissima residenza triestina) la storica rivalità e competizione tra Trieste e Udine: «Francamente non vedo nessun’altro settore o categoria in Italia che si stia riformando così profondamente e con questi ritmi».
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