Vaccini contro l’influenza in calo del 25%

TRIESTE. I picchi di febbre e mal di gola sono attesi nei prossimi giorni e rischiano di mettere a letto più persone del previsto: in Friuli Venezia Giulia il 20-25%, quest’anno, ha detto no al vaccino antinfluenzale. Il dato, confermato dalla Fimmg Fvg (Federazione italiana medici di medicina generale) rispecchia l’andamento nazionale e tocca le categorie più fragili della popolazione: anziani e persone colpite da malattie croniche che non si sono sottoposte alla prevenzione.
Ad aver influito negativamente è stato soprattutto il blocco, avvenuto a novembre e a consegne già cominciate, nella diffusione del farmaco commercializzato dalla Novartis. Un prodotto ritenuto non sicuro dal ministero della Salute; il caso andava a sommarsi a uno analogo, con un altro marchio, scoppiato a metà ottobre. L’allarme è poi rientrato: «Si trattava di anomalie nei filamenti proteici che comunque non avrebbero creato problemi», chiarisce il presidente di Federfarma Fvg Alessandro Fumaneri. Un dietrofront non abbastanza tempestivo per assicurare tutta la popolazione e convincerla a rivolgersi a farmacie, medici e Aziende sanitarie per arginare la malattia stagionale.
Il vaccino ora non ispira più tanta sicurezza. In seguito al ritiro del mercato di alcune forniture, anche in Friuli Venezia Giulia la distribuzione è partita in ritardo rispetto all’iter abituale. Pure in una città con un’alta incidenza di ultra settantenni come Trieste (41 mila le fiale vendute dalle farmacie), dove i farmaci “sospetti” non erano in dotazione, si è preferito fermarsi in attesa che nelle resto delle province tutto fosse regolare. Il vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità Luca Ciriani aveva attivato la campagna in Fvg il 15 novembre sulla base delle indicazioni dei tecnici delle sua direzione, dopo un confronto con gli omologhi delle altre Regioni italiane, il ministero della Salute e l’Aifa assicurando che «il differimento dell’avvio non comporterà alcuna criticità sul piano della salute pubblica», dal momento che «l'influenza non è ancora arrivata in regione e che comunque ci sono dosi di vaccino disponibili per le persone rischio». Anziani e chi presenta alcune malattie quali diabete, patologie immunitarie, cardiovascolari o respiratorie.
L'obiettivo indicato dal ministero, spiegavano da Federfarma, era vaccinare il 95% di queste categorie. Ci si fermerà a un -20- 25%, come puntualizza Dino Trento, vicesegretario regionale della Fimmg e segretario provinciale a Trieste, oltre che vicepresidente dell’Ordine dei medici. «Siamo in ritardo di 3 settimane rispetto agli anni passati. In ogni caso – precisa – non abbiamo assistito a una vera e propria esplosione dell’influenza. L’aumento, che in genere avviene dopo i giorni di grande freddo, potrebbe però arrivare nei prossimi giorni. La diminuzione dei vaccinanti è dovuta a due motivi: al di là del fatto che fino ad adesso il fenomeno è limitato, tra la popolazione si è diffusa una certa disaffezione - ribadisce -. Ciò perché dai media era passato un messaggio che andava ad evidenziare più che altro il pericoli, piuttosto che i vantaggi del vaccino. L’approvvigionamento però ora è completo e sottoporsi alla prevenzione è importante per le categorie a rischio – evidenzia ancora Trento – e per dare continuità, anno dopo anno, in modo da sviluppare l’immunità. Invito quindi a vaccinarsi perché c’è la possibilità di farlo, in farmacia, dal proprio medico e nelle Aziende sanitarie». Il dato positivo in tutta questa vicenda, fa notare infine il presidente di Federfarma Fumaneri, «è che il sistema è assolutamente monitorato».
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