Val Rosandra, manifestazione contro la strage di alberi Corona: «Vanno puniti. Un lavoro da incompetenti»

Lo scrittore e alpinista di Erto sbugiarda la Protezione Civile e la Regione: «Adesso che hanno tolto gli alberi il torrente esonderà sul serio»

«Questi incompetenti senza buon senso vanno puniti per quel che hanno fatto in Val Rosandra, ma in Italia nessuno paga mai, né per il Vajont né per Ustica, si trovano al governo di paesi, città, regioni e Stati perché non bestemmiano, non fornicano e vanno a messa la domenica, ma non capiscono niente, e purtroppo là dove sono ce li abbiamo messi noi». Leva un ruggito di dolore l’uomo dei boschi sacri, lo scrittore Mauro Corona di Erto, che in Val Rosandra è andato tante volte ad arrampicare, e la definisce «un paradisino». Cita Borges: «Meno Stato e più gente» e anche padre David Maria Turoldo: «Sì alla disobbedienza civile».

Ma non è solo sentimento. Corona è indignato come conoscitore dei muscoli della natura, oltre che dei suoi profumi, e avverte: «Il fiume esondava? Adesso che hanno tolto gli alberi vedrai come esonderà sul serio, l’acqua andrà ancora più lontano, lo sanno che il Nilo si è sempre potato da solo? Questi politici non si può nemmeno dire “vadano a zappare i campi”, farebbero danni anche lì. Io ho un’idea - prosegue lo scrittore, scultore e “montanaro” -, c’è qualcosa che non quadra... C’è sotto qualcosa». Ma che cosa?

«Per esempio in Val Cellina passano un sacco di Tir che portano via la ghiaia, dicono che altrimenti il Cellina esonda, ma la verità è che quei Tir la ghiaia vanno a vendersela, per non far uscire il fiume basterebbe una sopraelevata. È così purtroppo - riflette Corona con triste passione -, la politica è sporca, questi incompetenti hanno delle mire, anche un tonto lo capisce. E io non son di quegli ambientalisti di professione molto radicali per cui non puoi tagliare un filo d’erba. No, dico proprio che chi ha deciso questa operazione in Val Rosandra è un inetto. Tecnici? Per piacere. Se mandi 200 tecnici fanno 2000 morti, neanche la Forestale sa nulla, son ragazzi con un po’ di addestramento. Il buon senso non te lo dà mica l’università».

Mauro Corona certifica che ci vorranno 20-25 anni per avere di nuovo un albero «tale che lo puoi abbracciare». E «questo è il segno del principio della fine, del nichilismo imperante, della mancanza di qualsiasi fede. Adesso - è lui un torrente in piena - tutti pensano “dopo di me chi se ne frega che cosa sarà. Mangio, rubo, gozzoviglio”, è il segno della morte politica e fisica, una volta c’era fede in qualcosa, e anche paura, c’era un freno biologico ed etico. Oggi invece uno dice: “Vivo poco e male, e dunque inquino e arraffo a scapito della terra”, e ci va di mezzo chi ha ancora a cuore quello che Borges chiamava “questo progetto dimenticato chiamato Terra”. No - conclude Corona - non è umano chi ha fatto piazza pulita della Val Rosandra. Se hai cinque alberi e non ne lasci nemmeno uno è chiaro che sei un coglione».

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