«Val Rosandra, partire subito col ripristino»

Una lettera aperta al sindaco di San Dorligo, Fulvia Premolin, per agire subito, e con un’ampia convergenza di forze e sintonia, per il recupero dell’area protetta della Val Rosandra. La firma Alessandro Capuzzo, negli anni ’90 consigliere comunale “verde” del Comune e di recente impegnato nella costruzione della Tavola interconfinaria per la pace, indirizzandola anche agli scienziati e naturalisti Poldini, Dolce, Nimis, Bressi, Colla e Gasparo, oltre che al rappresentante del Comitato per la Val Rosandra, Alessandro Severi.
Dopo aver partecipato al consiglio comunale dedicato ai lavori di disboscamento della valle e alla conferenza organizzata dai naturalisti, Capuzzo sensibilizza il sindaco Premolin sulla necessità di lasciar perdere il “muro contro muro” fra le parti, per concordare su un piano di ripristino nell’interesse di Comune ed ecologisti. È indispensabile, sottolinea la lettera, ricostruire una sintonia con la comunità locale nella gestione dell’area protetta, lasciando da parte le implicazioni politiche e giudiziarie, pur discutendo apertamente su quanto accaduto. Ma, soprattutto, «circoscrivere e proteggere l’area e iniziare a fare sinergia per un recupero del sito nel lungo periodo».
Capuzzo rivolge al sindaco un appello «a tener alta l’attenzione». E sollecita una delibera che recepisca i punti proposti dai professori Poldini e Nimis nell’incontro riservato del 23 maggio, di cui Premolin ha detto di aver riferito in consiglio comunale e di voler relazionare anche alla Comunella e alle frazioni del territorio. In mancanza di una delibera, però, rileva Capuzzo, è impossibile avviare un’azione di sensibilizzazione e di monitoraggio attivo del sito. Anzi, c’è il rischio di diffidenze da parte delle persone mobilitatesi in difesa della Valle, «alleate importanti per l’avvio del piano di ripristino ambientale». Su quest’ultimo, poi, dovrà essere coinvolta la gente del posto.
Capuzzo chiede a Premolin un’azione concreta per trasformare gli accordi presi in una “piattaforma di lavoro”, in modo tale da poter lavorare concretamente per la tutela di un bene naturale prezioso, tenendo conto delle attività di monitoraggio, protezione e coltivazione necessarie e dei progetti educativi e Interreg che possano coadiuvare l’operazione.
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