Il freddo non ferma l’arrivo delle varvuole a Grado: balli scatenati tra le calli

Rinnovata sull’isola la tradizione dello sbarco delle streghe del mare venute a portare via i bimbi. In 1500 ad attenderle

Antonio Boemo
L'arrivo delle varvuole a Grado (Bonaventura)
L'arrivo delle varvuole a Grado (Bonaventura)

Sono arrivate, sicuramente infreddolite, ma le “varvuole”, le streghe del mare, sono sbarcate anche quest’annoa Grado per catturare i bambini cattivi e portarseli via. Solo che pure questa volta il viaggio è andato a vuoto poiché in centro storico i bambini erano ben rintanati a casa con le abitazioni ben protette con l’acqua santa e l’aglio strofinato sugli infissi.

I sacchi delle “varvuole” sono rimasti vuoti, anzi una di queste ha pure dimenticato nella canna fumaria di una casa (in Corte) suo figlio, il “bufulin”, tutto sporco di caligine tanto che è stata costretta a ritornare per riprenderselo.

Poi, come erano giunte silenziose a bordo di “barche di vetro” (in realtà sulle batele portate da quelli di Grado Voga) così si sono allontanate.

Il freddo non ferma l’arrivo delle varvuole a Grado

Nonostante il freddo davvero pungente tanta gente, circa 1.500 persone, ha assistito in particolar modo al suggestivo sbarco in porto delle “varvuole”.

Brutte, come descritto nella leggenda, ben truccate e con ampie parrucche grigie e bianche hanno fatto non poca paura ai bambini più piccoli che si sono aggrappati al collo dei genitori per paura di essere portati via.

Le “varvuole” si sono fatte spazio tra la gente e si sono infilate nelle “cube”, nelle calli del centro storico dove in alcune zone si sono scatenate in balli sfrenati.

La rievocazione – a cura di Cristina Rovis e Vivace Eventi per la regia di Valentino Pagliei – è stata piuttosto lunga (è iniziata alle 17.30 e appena verso le 19 è iniziata la parte conclusiva sul palco), con diverse tappe dedicate alle danze e all’esibizione di giocolieri e si è conclusa in piazza Biagio Marin con lo spettacolo a cura di Dance All Day.

I primi ad arrivare in porto su una batela bianca alcuni bambini inseguiti dalle batele con a bordo le “varvuole”.

Intanto l’annunciatore avvisava (anche in lingua tedesca) che le “varvuole” sono veramente cattive e sono loro a comandare tuoni e fulmini e a trasformare le persone anche in “pote marine” (meduse). Poi sul molo la parte teatrale, con un gruppo di popolane in attesa munite di reste d'aglio e croci per scacciare le streghe.

La rievocazione di questa leggenda che è tramandata oralmente di padre in figlio è indubbiamente molto antica e come tutte le leggende che si tramandano, talvolta viene anche storpiata e anche “aggiustata”. C’è chi ad esempio parla del fatto che le barche erano effettivamente di vetro ma che per muoverle i vogatori usavano addirittura remi d’oro.

E c’è qualcun altro che afferma che era il “mostro Balarìn”, un mostro molto grande e forte (un attore si è esibito nella parte teatrale sopra un cubo), a portare sulla schiena o sulle spalle le “varvuole” per aiutarle a salire sui tetti.

L’iniziativa sostenuta dal Comune ha visto la collaborazione di QuattroQuarti, Grado Voga, della Banda Civica, di Quelli del Festival, della Gradese Subacquei, dei Marinai in congedo dell’Anmi ed ancora Graisani de Palù, Lega Navale di Grado e con gli artisti Daniela Gattorno, Luca Galardini, Valentina Rosso, Elisa Lovele, Ornella Dovier, Nicole Cadenaro, Marta Chiusso, Isabella Polo e il Coro Conchiglia d’Oro.

Se a descrivere per primo la leggenda delle “varvuole” è stato Domenico Marchesini, “Menego Picolo”, di queste streghe del mare ne hanno scritto in tanti compreso il poeta gradese Biagio Marin. La rievocazione è stata fatta per la prima volta ancora negli anni ’67-’68 da parte del Gruppo Studentesco Gradese.

Poi, nei primi anni Novanta, probabilmente dal 1993 la rievocazione è stata curata dalla locale sezione della Lega Navale con presidente Bruno Ledri che era stato anche uno degli animatori del Gruppo Studentesco.

A collaborare negli anni Novanta c’è stato sempre anche lo scomparso don Luigi Pontel. La Lega Navale ha riproposto la rievocazione per diversi anni; poi è stata presa in mano dall’associazione La Signora delle Fiabe ed oggi è curata da Cristina Rovis e Vivace Eventi. —

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