Via alla Festa del vino attesi in 5 giorni 30 mila avventori

Sono almeno 30 mila gli avventori attesi alla 61.ma edizione della “Festa del Vino e Terre di Magici Sapori” che ieri ha aperto i battenti in piazza della Repubblica a Monfalcone. Sono le aspettative della Pro loco, promotrice ufficiale della manifestazione dal 1963, l’anno in cui prese il testimone dalla Società Monfalconese di mutuo soccorso, che la Festa la fece nascere nel 1957. E sono soprattutto le aspettative dei commercianti che anche quest’anno hanno scommesso nell’appuntamento bisiaco per promuovere i loro prodotti. Hanno allestito i loro stand tutt’intorno alla piazza e adesso rimangono in attesa del fiume di persone che sperano possa riversarsi nelle cinque giornate di festa. «L’unica incognita è il meteo» incrocia le dita Giacomo Piceni, il titolare di “Fritto goloso” che per il terzo anno di fila porta da Cormons patate, crocchette e quanto di più buono possa essere cotto nell’olio bollente. Ad aspettarsi «grande movimento» gli stessi monfalconesi, come Augusto e Marta del locale Tiki Taka. La Festa del Vino ha d’altronde il sapore del passato per quanti si ricordano la Monfalcone di un tempo. «È da sei anni che partecipo a questa manifestazione e devo dire che mi piace molto», dice la titolare del Mamo Express di Staranzano, Katia Brugnolo. «Questo evento mi permette di fare ogni anno un tuffo nel passato». Per la kermesse ha stretto collaborazione con l’azienda agricola di Castelvecchio. «Una ricetta che si dimostra vincente ogni anno di più».
Complessivamente sono allestite tre cucine (di pesce, carne alla griglia e fritto misto), e c’è chi teme nella loro disposizione «troppo lontana dai chioschi delle bevande». Eppure la novità dell’anno è la Casa del vino, allestita per la Festa all’ex ristorante Lombardia, chiuso da tempo. «Un punto base per brindisi, conferenze e presentazioni di libri» spiega Carlo Blasini, il presidente del Consorzio delle Pro loco di Gorizia e Trieste, praticamente il deus ex machina della manifestazione. A lui spettano le parole inaugurali al taglio del nastro che il sindaco Anna Maria Cisint (presente il consigliere regionale Antonio Calligaris) ha fatto facendosi accompagnare da una bambina fra il pubblico. «Dedico questa 61.ma edizione al mio amico Ettore Mazzoli, una persona stupenda che tanto ha saputo offrire a questa città», così Cisint riferendosi a “Ete”, «l’anima della Cantada», come ha ricordato qualcuno venerdì, subito dopo la sua scomparsa. Poche parole, si aprono le danze. La banda civica Città di Monfalcone intona le note, mentre Stefano Bortoluzzi del Running Club 2 compare con la fiaccola dell’amicizia e accende il braciere nel pieno rispetto della tradizione. È la volta del coro, una colorata sfilata nei costumi tradizionali bisiachi. Sono i primi a salutare gli stand, animati anche da associazioni di promozione sociale. Fra queste “Basket de raza”, impegnata da anni a promuovere lo sport integrato, con particolare riferimento alla disabilità. Ma le note sono anche dolenti. Lo dimostra il volantinaggio del gruppo libertario “Cafè Esperanto” che promuove per il 13 giugno il concerto di protesta all’esibizione del «razzista» Povia.
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