Condannato per sette omicidi ma ancora in servizio a Lecco: sospeso l’ex anestesista Campanile
L’assessore lombardo Bertolaso: «Era in servizio al Pronto Soccorso di Merate». Sull’ex rianimatore di Monfalcone pesa una pena in appello a 17 anni e 3 mesi

La Direzione generale dell’Asst Lecco ha disposto la sospensione con effetto immediato del dottor Vincenzo Campanile, 53 anni, anestesista rianimatore di Monfalcone (Gorizia), e il divieto assoluto di riprendere servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate (Lecco). Un provvedimento assunto nei confronti del medico, già anestesista del 118, condannato per la morte di sette anziani a Trieste avvenute durante interventi di soccorso domiciliare.
Il dottor Campanile, attraverso una cooperativa, era già entrato in servizio in due occasioni. Ma a portare alla decisione dell’Asst – in attesa di fare chiarezza su tutta la procedura – è stata la condanna a 17 anni e 3 mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’Assise d’appello di Trieste lo scorso ottobre, una condanna addirittura più pesante rispetto al primo grado di 15 anni e 7 mesi, in quanto ritenuto colpevole di omicidio volontario per sette dei nove casi contestati tra novembre 2014 e gennaio 2018.
L’Ordine dei Medici non ha però ritenuto di dover sospendere il medico né di avviare un procedimento per la radiazione in attesa dell’ultimo grado di giudizio in Cassazione.
Le parole di Bertolaso
«Dopo aver appreso la notizia della condanna in secondo grado per omicidio volontario di un medico in servizio al Pronto Soccorso di Merate, su cui pesa una pena in appello a 17 anni e 3 mesi per sette casi legati a interventi avvenuti tra il 2014 e il 2018 a Trieste, comunico che da parte dell’Asst di Lecco è stata prontamente disposta nei suoi confronti la sospensione immediata dai turni, a tutela dei pazienti e del personale sanitario». Così ha dichiarato in una nota l’assessore della Regione Lombardia al Welfare, Guido Bertolaso.
«È doveroso distinguere con chiarezza – ha aggiunto – tra il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e l’etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un Pronto Soccorso. Parliamo di professionisti chiamati a prendere decisioni cruciali con serenità e consapevolezza, in situazioni di emergenza, dove la fiducia dei cittadini e la credibilità del sistema sanitario non possono essere messe in discussione».
Questa vicenda, secondo Bertolaso, «evidenzia ancora una volta le criticità legate al ricorso alle cooperative per il reclutamento di personale sanitario. È intollerabile la prassi secondo cui alcune cooperative impieghino personale senza condividere in modo completo e trasparente tutte le informazioni rilevanti con le strutture sanitarie con cui collaborano» ha concluso l’assessore sottolineando che saranno avviate «immediate verifiche e saranno adottati i provvedimenti del caso anche nei confronti della cooperativa coinvolta, qualora emergano responsabilità o omissioni informative».
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