Visite bendate all’aiuola olfattiva

Open day all’istituto Rittmeyer per sensibilizzare i normovedenti sulla cecità
Silvano Trieste 16/05/2015 Open day all'Istituto per ciechi Rittmeyer
Silvano Trieste 16/05/2015 Open day all'Istituto per ciechi Rittmeyer

Nell’immaginario collettivo, dietro la cecità, vi è solo un mondo buio. Senza stimoli. Così non è. E i partecipanti all’Open day dell’Istituto Rittmeyer di viale Miramare, svoltosi ieri, l’hanno sperimentato in prima persona scoprendo un universo ricco, se non di colori, di tante sfumature colte dagli altri sensi. I normovedenti sono stati infatti bendati e messi alla prova nell’aiuola olfattiva dove sono stati invitati a riconoscere con il naso le piante aromatiche. E poi hanno scoperto l’ancor più coinvolgente esperienza di chi assiste i ciechi: la tecnica di accompagnamento o l’uso del bastone bianco spesso ignorato da chi si muove nel traffico.

Ma l’Open day è servito a capire anche che non sempre lo slancio può essere utile quando si vuole aiutare un non vedente. Le tecniche di orientamento e mobilità sono state infatti presentate da Paola, una specialista della struttura, da 32 anni assistente e da 13 anni istruttrice.

Il Rittmeyer proseguirà nella sua azione di coinvolgimento: il 22 e il 23 maggio si terranno laboratori per adulti e il 28 seminari di sensibilizzazione. Continueranno poi le cene al buio: l’ultima, tenutasi venerdì scorso e promossa da Slow food, ha coinvolto emotivamente i partecipanti. E come dimenticare le merende o i brunch aperti a tutti?

I ciechi, come ricordato ieri, utilizzano molto l’udito e l’olfatto per orientarsi nel percorso cittadini: i rumori del traffico, il profumo di pane o di caffè o di altro permettono di individuare punti di riferimenti come un panificio o un bar. Non a caso, al Rittmeyer è attivo il Blind Café con i suoi baristi specializzati: Damaso, Marco, Alessandro, Alice, Giorgio e Michel, ciechi o ipovedenti, aperto tutte le mattine in orario 10-11 e martedì e mercoledì 14-15. «Per un non vedente è importante capire gli stimoli che riceve e decodificarli correttamente per orientarsi nell’ambiente dove si trova» spiega il direttore generale Elena Weber, ricordando che l’istituto accoglie 120 utenti dai 6 mesi ai cent’anni, non solo triestini, fra stabili e non. «Trovano tutti un ambiente stimolante in grado di aiutarli ad accettare l’handicap puntando principalmente sull’area riabilitativa-educativa. Gli eventi pubblici che organizziamo - aggiunge Weber - tendono a sensibilizzare la cittadinanza verso la disabilità visiva e far capire lo sforzo di queste persone».

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