Volpi, ricci, caprioli: in un anno all’Enpa di Trieste curati 1.800 animali selvatici

L’attività dell’ente riassunta nei numeri del 2020: sono state 14.600 le risposte dei volontari alle telefonate dei cittadini. La presidente Bufo: «Grande attenzione al tema igienico sanitario» 

TRIESTE Ben 1.800 animali selvatici accolti e curati, 200 tra conigli, pappagalli ondulati d’Australia, canarini, pesci, rettili presi in carico a seguito di rinunce, oltre alle cure e al supporto a centinaia di cani e gatti. È il bilancio di un anno, il 2020, il più difficile anche per le realtà che si occupano di animali, dell’Enpa di Trieste.

Dati alla mano, i ritmi di lavoro per i volontari della struttura di via de Marchesetti sono stati senza tregua. Alla cura dei selvatici garantita dai medici veterinari della struttura – cinque ricoveri al giorno al Cras, il centro recupero animali selvatici dell’Enpa – e a quella per gli animali non convenzionali, si aggiunge l’attività a favore di 500 gatti in regime di sostegno per cure, vaccinazioni, sterilizzazioni anche in convenzione con contributo dei Comuni e della Regione.

«Sono stati forniti 750 chili di cibo per gatti alle referenti delle colonie feline seguite dall’Enpa – fa sapere la presidente dell’ente, Patrizia Bufo –, presidi igienico sanitari e ricoveri coibentati per i mici». Accuditi anche più di 480 cani «con particolare attenzione a situazioni di emergenza, sempre più frequenti sul nostro territorio – spiega –, con la donazione di 485 chili di cibo alle famiglie che detengono un cane, ma che hanno difficoltà ad affrontare la spesa per il mantenimento dell’animale».

Tornando ai selvatici, il fiore all’occhiello dell’Enpa, negli ultimi anni gli investimenti messi in campo hanno consentito all’ente animalista di ampliare gli spazi dell’oasi del Farneto, garantendo loro un habitat da mille e una notte.

Gli animali selvatici accolti sono stati accuditi, visitati, sono entrati in terapia e successivamente, se possibile, sono stati rimessi in libertà. Quelli non ancora autonomi, restano ospiti del centro.

Parliamo, ad esempio, di cinciallegre, merli, storni, sparvieri, gufi, pettirossi, capinere, codibugnoli, caprioli, cinghiali, volpi, ricci, tassi. Ma anche colombi e gabbiani reali con ali o zampe fratturate. Esemplari cuccioli o nidiacei privi di cure parentali, oppure adulti feriti.

Sono state oltre 90 le specie accolte, ognuna con le proprie necessità alimentari, di cure specifiche e di ricovero in armonia con le peculiarità etologiche. «La presenza nella struttura di accoglimento, in stretta osservanza di tutti i Dpcm – sottolinea la presidente –, è stata sempre garantita per 12 ore al giorno. I volontari hanno risposto al numero di cellulare di servizio per ben 14.600 volte in un anno, dando anche informazioni sulla gestione degli animali in questo periodo emergenziale».

A tutto questo si aggiunge «la particolare attenzione igienico sanitaria imposta dalla situazione di emergenza Sars-Cov-2 sulle varie specie di animali accolti – indica in conclusione Bufo –. Per questi aspetti ci appoggiamo, ove necessario, all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie».

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