Welfare padano boicottato dai Comuni

A Trieste delibera per la «disapplicazione» della norma. Aderiscono Udine, Pordenone e Monfalcone a guida centrosinistra
BRUNI TRIESTE 29 12 05 ATER,UFFICI
BRUNI TRIESTE 29 12 05 ATER,UFFICI

TRIESTE. La disobbedienza al welfare padano parte da Trieste e trova l’appoggio di Udine, Pordenone e Monfalcone. Tutti Comuni retti dal centrosinistra. Con una delibera di giunta, che sarà votata oggi, il Comune di Trieste decide di disapplicare la legge regionale nella pubblicazione dei bandi per la concessione dei contributi per gli affitti. Un atto politico che fa carta straccia della norma varata dall’esecutivo di centrodestra guidato da Renzo Tondo. Un provvedimento impugnato recentemente dal governo perché “anticostituzionale e discriminatorio” nei confronti degli stranieri: è la norma, la n° 16 del novembre 2011, pensata proprio per correggere le direttive sulla residenzialità imposte in precedenza dalla Lega Nord e respinte dal governo Berlusconi, oltre che in sede europea, e dai tribunali del Friuli Venezia Giulia.

Ora, per accedere ad esempio a carta famiglia, bonus bebè, assegni di studio Erdisu e alloggi Ater, l’attuale legge fissa 2 anni di residenza in Fvg per italiani e comunitari e almeno 5 in Italia, di cui 2 in regione, per gli stranieri. Paletti che lo Stato ha considerato ancora discriminatori. In questo momento un cittadino immigrato escluso da un contributo comunale non farebbe dunque troppa difficoltà a vincere un’azione civile. Un rischio che il municipio triestino non vuole correre. «La giunta – precisa la bozza della delibera – preso atto che il governo ha impugnato la legge 16/2011” in quanto “destinata a discriminare (…)” procede alla disapplicazione ritenendo che un diverso comportamento esporrebbe il Comune a citazioni in giudizio nelle quali risulterebbe soccombente, con l’obbligo di sostenere i relativi oneri».

Il documento fa riferimento alla causa intentata nel luglio 2011 da 4 cittadini stranieri e un’associazione nei confronti di Comune e Regione. La sentenza del 5 agosto 2011, pronunciata dal Tribunale di Trieste, ha accertato la natura discriminatoria delle norme e ha ordinato ai due enti di “cessare la condotta discriminatoria posta in essere con il bando”, condannando il Comune a risarcire i ricorrenti e la Regione a trasferire i fondi. Per il sostegno ai canoni di locazione, la delibera cancella le regole regionali ed elenca i nuovi requisiti. Tra questi, qualora la persona sia residente a Trieste, si chiede la residenza durante il 2011 nell’alloggio per il quale viene chiesto il contributo. «Evitiamo i ricorsi e rimarchiamo il principio di giustizia ed equità», dice l’assessore alle Politiche sociali Laura Famulari.

La mossa della giunta Cosolini non è nuova. Il Comune aveva portato a termine un’analoga operazione a giugno, allora si trattò di ristabilire i requisiti di residenzialità per l’assegno di natalità: fu il primo atto politico del neo-sindaco. Adesso, con la nuova legge regionale, il bis. Un colpo di scena che si trasforma in un’altra dichiarazione di guerra al centrodestra con eco in tutto il Fvg. Il leghista Massimiliano Fedriga, vice-capogruppo alla Camera e segretario provinciale, sta già dando ordini ai suoi in Consiglio comunale, «prepareranno un’interrogazione – annuncia – ma ora contatto i consiglieri regionali della Lega, perché quanto sta facendo il Comune non è ammissibile. Cosolini – prosegue – usa i soldi della nostra gente per privilegiare gli stranieri». Mentre il presidente dell’Anci Fvg Mario Pezzetta ricorda che «le norme discriminatorie mettono in difficoltà i Comuni», il capogruppo del Pd in Consiglio Gianfranco Moretton sollecita i sindaci a seguire l’esempio di Trieste «per non incorrere in contenziosi e per ottenere una legge rispettosa della dignità della persona». Il sindaco di Udine Furio Honsell è d’accordo: «Blocchiamo questa deriva, segnali del genere nel secolo scorso hanno portato alle conseguenze nefaste dei regimi». Il sindaco di Pordenone Claudio Pedrotti sta pensando di seguire l’indirizzo intrapreso dal capoluogo: «Fermiamo i sagaci leghisti». Anche Monfalcone partecipa alla rivolta. Il primo cittadino Silvia Altran ricorda la lettera del 13 gennaio recapitata al governo per chiedere l’impugnazione della norma, che poi avvenne.

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