Zagabria blocca il progetto pilota per le urgenze all’ospedale di Isola

buie. È un fulmine a ciel sereno la notizia - pubblicata dal quotidiano Večernji List e ripresa da altri media - sul disco rosso giunto dal ministro della Sanità Milan Kujundzić al progetto europeo pilota con cui l’ospedale di Isola in territorio sloveno riapre le porte ai pazienti, ma solo quelli urgenti, dell’ex zona B dell’Istria croata. In altri termini del buiese e umaghese. Il progetto, denominato Emergency EuroRegion Slo-Hr 413 dovrebbe venir avviato il primo luglio e la sua finalità è quella di accorciare sensibilmente il trasporto dei pazienti urgenti. Per raggiungere l’ospedale di Pola ci vuole almeno un’ora, per quello di Fiume anche di più mentre a Isola si arriva in 20–30 minuti. Un risparmio di tempo che secondo alcune analisi permette di salvare 50–70 vite umano all’anno.
Ma dopo il consenso iniziale, ora il ministero per bocca del suo titolare dice «no», spiegando che in questo modo verrebbero discriminati i pazienti di altre aree confinarie del Paese, con riferimento particolare a quelli dell’Erzegovina. Interpellato in proposito ieri mattina prima della riunione di governo, Kujundzić ha negato questa sua affermazione. Ma a inchiodarlo c’è il documento timbrato e firmato - riportato dallo stesso Vecernji List - in cui il ministro avverte l’Istituto per la medicina d’urgenza della Regione istriana «di avere accettato la proposta dell’Istituto nazionale di Previdenza sanitaria secondo cui i finanziamenti vengono erogati nel rispetto delle leggi vigenti nel Paese, il che esclude contributi al progetto pilota, che tra l’altro metterebbe in una posizione di disparità i pazienti delle altre aree confinarie della Croazia. Pertanto il ministero ritiene di non essere nella possibilità di dare la sua approvazione all’implementazione del protocollo e alla cura dei pazienti croati all’Ospedale di Isola».
Il progetto dovrebbe venire realizzato (il condizionale a questo punto è d’obbligo in attesa di assistere agli sviluppi) dall’Istituto per la Medicina d’urgenza della regione istriana, nonché dagli ospedali di Pola e di Isola con il supporto del ministero croato della Sanità. Il suo valore complessivo è di 940 mila euro, con i quali è già stata acquistata un’autoambulanza speciale. Definite anche le diagnosi che richiederanno il trasporto a Isola: infarto miocardico per cui il paziente debba essere sottoposto a intervento chirurgico nell’arco di 90 minuti; ischemia e lesioni traumatiche con compromissione delle funzioni vitali. La durata prevista del progetto è di due anni e si sperava che la buona prassi sarebbe stata poi prorogata, con un’intesa tra Zagabria e Lubiana che aprisse in maniera integrale le porte dell’ospedale di Isola ai pazienti dell’umaghese e del buiese. Tra l’altro l’ospedale di Isola è stato costruito anche con il contributo delle genti di questo territorio, cui nel progetto erano destinate 27 camere.
Intanto si è già fatto sentire l’Istituto per la medicina d’urgenza della Regione Istriana, che in una missiva a Kujundzic oltre a dichiararsi esterrefatto per la decisione chiede spiegazioni sulla presunta discriminazione dei pazienti dell’Erzegovina: «Tale regione non confina con un paese comunitario mentre nel nostro caso si tratta di progetto limitato nel tempo tra due paesi Ue». Ul testo fa riferimento anche alla direttiva del Parlamento e del Consiglio d’Europa che permette cure transfrontaliere in caso di decessi evitabili». —
P.R.
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