Zoccano: «Non ripetere gli errori del passato» Riccardi: «Festa di tutti»

Il discorso



Nel suo primo 2 giugno da “uomo solo” al governo, perché la giunta del secondo mandato è in via di calibratura e ci vorrà ancora qualche giorno, il neoeletto Riccardo Marchesan ha voluto partire, con il discorso ufficiale, da un semplice grazie. Alla «cittadinanza» che lo ha riconfermato sindaco. «Per me è un grande onore e una grande emozione – ha scandito – continuare a ricoprire quest’importante incarico per il quale mi spenderò con il massimo impegno e tutte le mie energie». Ma Marchesan si è soffermato anche sulle elezioni per il rinnovo del parlamento Ue, «dove sono prevalse, per nostra fortuna, le forze politiche filo europee». «È solamente con più Europa – ha ribadito – che si potrà realizzare il sogno dei padri fondatori di un’Europa unita e in pace, portatrice di valori a difesa dei diritti inalienabili della persona: alla vita, alla crescita culturale, al lavoro. Che da più di 70 anni ci fa vivere in pace».

«Assistiamo di questi tempi – ha proseguito – a una rinascita di quei nazionalismi e populismi, oggi chiamati con altri nomi, che hanno creato il terreno fertile alla nascita delle forme dittatoriali, xenofobe, portatrici di distruzioni e orrori. La pace e la democrazia vanno difese e salvaguardate quotidianamente. Il momento che stiamo passando disorienta molte persone. Si nota una mancanza di rispetto verso le istituzioni democratiche con il rischio di ritrovarsi privi di quei valori che sono all’origine della nascita della nostra repubblica democratica. La storia ci impone di non essere indifferenti e di impegnarci quotidianamente per difendere e mantenere i valori democratici fondanti della nostra Costituzione».

Quindi Marchesan, prima di dare la parola agli amici della comunità di Renče e al consigliere regionale Roberto Cosolini, ha sottolineato la peculiarità della cerimonia staranzanese, che da anni prevede la presenza dei bambini della primaria, istruiti nella preparazione del programma dalle maestre. Alle scuole, del resto, era partito nell’attacco del discorso, esprimendo apprezzamento verso i «tre studenti del liceo Petrarca di Trieste», che con un’insegnante «avevano presentato l’iniziativa della mostra fotografica “Razzismo in cattedra”, il cui allestimento a Trieste era stato dapprima osteggiato dal Comune e poi accettato», nel corso della recentissima assegnazione di borse di studio alla memoria del partigiano Renato Papais all’istituto comprensivo Dante Alighieri.

«Il 2 giugno, quindi, nell’essere la festa di tutti gli italiani – ha concluso il sindaco dem – deve anche essere l’occasione per ricordare e tenere sempre vivi i valori costituzionali e per rafforzare il senso di unità e di responsabilità attorno a degli obiettivi comuni e condivisi che ci portino a superare le difficoltà che stiamo vivendo, ritrovando, nella nostra Italia ed Europa, innanzitutto il lavoro perso, senza il quale viene meno la dignità umana e la coesione sociale che in questi ultimi anni si sono sfaldati e in parte persi». –



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