A “Block Island” la natura si rivolta con i pesci che si arenano senza vita
la storia
Nella nostra epoca pandemica, con questo nemico invisibile, impalpabile e silenzioso che ci insidia tutti, i film horror che ci catturano di più (anche se girati prima del Covid) sono quelli psicologici e d’atmosfera, senza troppi spargimenti di sangue. È il caso di “The Block Island Sound”, seconda regia dei fratelli McManus, apprezzati sceneggiatori e produttori Usa indipendenti (il loro primo lungo, “Funeral Kings”, era andato all’importante SXSW Film Festival).
Minimalista nelle situazioni, limitato nella location e nel numero dei personaggi, il film, ben scritto, è però affascinante nelle riprese dell’isola - Block Island, al largo del Rhode Island - dove si svolge questa vicenda sospesa e metafisica, insieme terrestre e marina. L’isola sarebbe turistica, ma non d’inverno come la vediamo nel film, abitata ma anche selvaggia, minacciata da eventi (e suoni) in apparenza incomprensibili, provocati forse dal cambiamento climatico. Un microcosmo che qui diventa simbolo del nostro pianeta malato e in preda all’angoscia. Qualcosa di strano sta accadendo infatti a Block Island, i pesci si arenano senza vita sulla spiaggia, gli uccelli cadono al suolo senza ragioni e un vecchio ed esperto pescatore scompare dalla sua barca in alto mare. I suoi due figli, fratello e sorella, devono combattere con la propria isteria alimentata dai misteri del posto, e con quella degli altri abitanti, fra i quali – e questo è un altro cenno significativo ai nostri tempi – trovano spazio le paranoie cospirative. —
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