A Kabul le neomamme piangono una figlia femmina

Antonella Sbuelz è scrittrice e poetessa. Nata a Udine, ha studiato anche all’estero. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche con Raffaelli e ha all’attivo molti romanzi tra cui “Greta Vidal”...

Antonella Sbuelz è scrittrice e poetessa. Nata a Udine, ha studiato anche all’estero. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche con Raffaelli e ha all’attivo molti romanzi tra cui “Greta Vidal” (Frassinelli), tradotto anche in inglese. Il suo ultimo libro in prosa, “La ragazza di Chagall”, edito ora dalle edizioni universitarie Forum, è un romanzo storico ambientato a Trieste, nel 1940. Sbuelz sa disciplinare la lingua, non a caso viene dalla poesia. “La ragazza di Chagall” riesce a evocare varie identità durante il conflitto bellico e lo fa riuscendo a mettere a fuoco i limiti a cui possono condurre i confini, soprattutto mentali. Trieste è al centro della trama e con lei la nave Saturnia che porterà una delle protagoniste in America. Romanzo epistolare con una struttura precisa e personaggi che hanno una adeguata profondità psicologica. Le protagoniste sono tutte donne e donne libere, eroine della Resistenza, ma anche dei sentimenti, dove il sentire muliebre risulta vincente contro ogni possibile discriminazione. Sulla questione femminile va anche il suo consiglio: «Dalla piccola sala parto della clinica di Kardak, non lontano da Kabul, molte donne escono in lacrime. Il loro pianto significa che hanno appena messo al mondo una bambina. Perché se un neonato maschio è un successo trionfale, una neonata femmina rappresenta un fallimento, un’umiliazione, una colpa. Seguita spesso da un castigo. Sono molti i contrasti irrisolti che lacerano la natura politica, sociale e umana dell’Afghanistan: il conflitto tra secolarismo e Islam, tra Sciiti e Sunniti, fra tradizione e progresso, fra sedentari e nomadi, fra pashtun e tagiki, uzbeki e hazara. Ma ciascuno di questi conflitti è percorso in filigrana da un altro conflitto, atavico e viscerale: quello fra uomini e donne. “Le ragazze segrete di Kabul” (Piemme) di Jenny Nordberg, esplora le ferite e le zone d’ombra di una società implacabilmente patriarcale, illuminando i margini segreti di una resistenza dignitosa e sotterranea, tutta al femminile. Un libro che indaga, denuncia, cattura. E, catturando, commuove».



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