A spasso filmando lettori casuali di “Finnegan Wakes”: «Un trip»
Il regista, artista e performer irlandese Gavan Kennedy, è stato tra gli 'special guest' della Trieste Joyce School appena conclusasi, dove col cameraman Stephen McIvor ha realizzato una nuova tranche del suo Finnegan Wakes Project. L'idea è di filmare casuali lettori in giro per il mondo mentre recitano, ascoltando in cuffia una musica a loro scelta, una pagina di quel libro impossibile che è Finnegans Wake (ora disponibile nella completa versione in italiano, dopo l'uscita dell'ultimo volume tradotto da Terrinoni e Pedone per Mondadori). Le persone che hanno partecipato alle riprese hanno definito la loro esperienza di lettura unica, sorprendente, formidabile. In molti hanno sottolineato l'effetto liberatorio, rivelatore d'un nuovo possibile approccio a un testo che incute timore. E Gavan è ancora a Trieste col suo progetto “Finnegan si risveglia”.
«A 19 anni, in Norvegia - racconta - lessi “Gente di Dublino” per la prima volta. Tredici ore e - per dirla con Jung - sette 'sincronicità' più tardi (ovvero dopo una serie di “nessi acausali”), capii che alla guida del bus non c'ero io, ma Joyce. Lui aveva le chiavi. Il progetto è iniziato diciassette anni più tardi quando arrivai a Finnegans Wake e scoprii che con Joyce non c'era una fine, e che non ero io a leggere il libro ma FW a leggere me: un testo che sembra volerci dire che - per salvarsi - l'umanità deve liberarsi dell'idea che ogni individuo è una entità separata. Finnegan è ‘Ognipersona’, quindi ogni lettore, anche di una sola pagina del libro, contribuisce al risveglio dell'umanità da quest'illusione di separazione».
Come sono state le riprese a Trieste?
«Il progetto è stato filmato in 4 continenti, ma girare durante la Trieste Joyce School ci ha davvero dato la sensazione che stavamo riportando qualcosa alla sua casa di provenienza. Il libro è ambientato a Dublino ma Trieste era, per Joyce, quello che l'Irlanda non avrebbe mai potuto essere: il luogo dove poter radicalmente dare espressione alla propria arte, al suo cuore, alla sua anima. Il mondo ha un grosso debito verso i triestini d'inizio '900 che accolsero Joyce, permettendogli di essere chi era, e ciò che diventò. Tutte le persone che abbiamo filmato in Piazza Unità fino a notte fonda durante la Scuola Joyce sono rimaste sbalordite da questa esperienza, addirittura gli accademici più scettici. Per molti di loro si è trattato di un momento emozionalmente molto forte».
Quanto era importante il suo ruolo di guida?
«In questo progetto il vero Virgilio è Joyce. La sfida di queste riprese è assicurare che il performer non legga semplicemente una pagina a voce alta, ma che intraprenda un'ardua traversata, mollando gli ormeggi scegliendo un brano musicale che gli faccia da guida. Forse sarà stato il fantasma di Joyce, ma a Trieste – senza eccezioni – era come se ogni performer si fosse lasciato accompagnare verso nuove, inedite mete».
Paragonerebbe queste esperienze a un trip psichedelico?
«Gli aspetti psichedelici di FW son ben noti. Il filosofo Marshall McLuhan ha scritto che l'Lsd era il Finnegans Wake dei pigri, mentre Timothy Leary disse che leggerlo lo aveva ‘preparato a entrare in uno spazio psichedelico’. Nella trilogia The Illuminatus!, Wilson dice che se non hai mai avuto una esperienza psichedelica, FW ‘è la cosa che più le somiglia’».
Qui l'oggetto d'interesse è l'inconscio, aprirne i forzieri significa fare i conti con fatti scomodi, ma può essere l'inizio di un creativo percorso di conoscenza.
«Il Finnegan Wakes Project è un invito a non tentare di conquistare il testo, ma a soccombere alla sua melodiosa magia attraverso la musica, a entrare in un'altra dimensione, a pensarlo come un mantra, una preghiera, allora FW diventa sì lo specchio di chi lo legge, riflettente però al tempo stesso gli altri, e il mondo. Chi si lascia conquistare può trovare sorprese, epifanie e forse addirittura rivelazioni».
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