Addio Eleonora Jankovič stella della lirica cantò per Abbado e Chailly



Un forte temperamento, una spiccata vena artistica e l’inquietudine creativa nella continua ricerca di esperienze nuove: sarà forse una caratteristica triestina e barcolana quella condivisa dal regista Giorgio Strehler e dal mezzosoprano Eleonora Jankovič, artisti della nostra città dalla carriera internazionale. Strehler è stato anche uno dei registi che la Jankovič ha incontrato sul suo percorso, costellato da nomi eccellenti della regia e della direzione d’orchestra: Abbado, Prêtre, Sawallisch, Chailly per citarne alcuni. Nomi che insieme ai grandi palcoscenici che ha calcato (Fenice, Scala, Colon di Buenos Aires, Châtelet di Parigi) sono incisi nelle cronache di una vita che si è spenta alcuni giorni fa a Trieste. Aveva 79 anni la cantante con la musica nel destino: nipote di Augusto Jankovič, fondatore del leggendario Quartetto triestino, annoverava tra i suoi parenti genitori violinisti, un fratello contrabbassista, una zia arpista e uno zio oboista. Si è diplomata in pianoforte con Gante e ha studiato recitazione, due valori aggiunti che hanno sempre fatto la differenza sul palcoscenico. Era una personalità al tempo stesso pragmatica e appassionata. Amava raccontare un aneddoto sulla sua audizione più importante, quella con Claudio Abbado per un ruolo ne L’amore delle tre melarance di Prokofjev alla Scala. Le avevano proposto un venerdì 17 e lei lo prese come un buon auspicio. Fu l’inizio di una collaborazione con il grande maestro che la diresse anche nella prima mondiale dell’opera Al gran sole carico d’amore di Luigi Nono che per il tema trattato fece molto rumore nel mondo culturale milanese (e non solo). Tra razionalità e passione la Jankovič ha scelto giovanissima di lasciare un posto sicuro di insegnante di educazione musicale per rischiare le sorti incerte della carriera operistica. Milano, dove si è anche perfezionata con Maria Carbone, diventa la sua città, il trampolino di lancio per una carriera nella quale ha interpretato oltre quaranta ruoli, dal barocco al contemporaneo, tra i quali rimane memorabile quello di Suzuki nella Madama Butterfly all’Arena di Verona a fianco della Kabaivanska. Ha deciso di abbandonare le scene prima che la voce mostrasse segni di invecchiamento, si è dedicata all’attività concertistica ed è ritornata nella sua Trieste, dove ha condiviso le proprie esperienze e competenze attraverso l’insegnamento e sempre insistendo sulla necessità, assolutamente moderna, di sviluppare una professionalità a tutto tondo. –



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