Addio Glucksmann, il filosofo in guerra per i diritti umani

Si è spento a 78 anni l’intellettuale francese che fece parte dei “nouveaux philosophes” Per le sue idee scelse di sostenere Sarkozy, ma poi si dichiarò deluso dal presidente
Di Edoardo Marchi

Espressione intellettuale del maggio francese, Glucksmann aveva fatto parte con Bernard-Henri Lévy della corrente dei «nouveaux philosophes». Alla fine degli anni ’70 insieme con Jean Paul Sartre e l’intellettuale liberale Raymond Aron fece fronte comune per il sostegno ai «boat people», in fuga dal Vietnam comunista.

L’impegno per i diritti umani, infatti, era per Glucksmann una costante a prescindere e contro le prese di posizioni ideologiche, tanto da spingerlo a lanciare un appello per il voto al candidato della destra Nicolas Sarkozy nella corsa presidenziale del 2007 ignorando la candidata socialista Segolene Royal. Il totalitarismo in tutte le sue forme era il suo nemico, per battere il quale Glucksmann non esitò a chiedere l’intervento armato in quelle circostanze che esigono uno schieramento militare a difesa dei più deboli. Fu il caso della guerra nel Kosovo nel 1999, che lo vide invocare un attacco contro la Serbia. “Il discorso della guerra” è uno dei suo libri più importanti, in grado di suscitare il dibattito all’interno della sinistra europea sulla giustezza o meno del ricorso alla violenza per fermare un dittatore, come nel caso di Saddam Hussein e dell’intervento in Iraq nel 2003.

La delusione arrivò nel 2012, quando in una lunga intervista a Libération, il filosofo ammise di essere «più che deluso, critico», e di non aver condiviso troppe scelte del presidente Sarkozy, in particolare il suo atteggiamento nei confronti degli immigrati e - in politica estera - i rapporti con la Russia: «Sarkozy è una persona simpatica, ma tengo di più al mio spirito critico».

Da qualche anno il filosofo arrabbiato era diventato nonno: suo figlio Raphael ha sposato una politica georgiana e nel 2009 è stato anche consigliere del presidente georgiano Mikhail Saakashvili. Il rapporto tra Raphael e suo padre è sempre stato forte e hanno firmato a quattro mani il libro Il maggio 68 spiegato a Nicolas Sarkozy :«Io sono un esaltato, ma nella mia esaltazione sono calmo - disse una volta Raphael - mio padre invece è da sempre ossessionato dalla contemplazione del male, in un senso profondo e non manicheo».

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