Adesso per diventare scrittori basta consultare l’Oracolo
«Anche gli oggetti, non solo i personaggi, invecchiano». «Chiama le cose con il loro nome, non girarci intorno». «Complica la storia, poi semplificala». «I buoni scrittori imitano, i veri scrittori rubano». Sono solo alcune delle “perle di saggezza” che compongono l’”Oracolo manuale per scrittrici e scrittori” (Sonzogno, pagg. 400, Euro 16,00), il nuovo manuale di scrittura firmato da Giulio Mozzi. Scrittore e insegnante di scrittura creativa di lungo corso (dal 1993, precisa egli stesso nel capitolo introduttivo), Mozzi conosce meccanismi, trappole e misteri del mestiere di narratore come pochi altri. Questo Oracolo manuale, che si ispira esplicitamente all’”Oracolo manuale e arte di prudenza” del gesuita Baltasar Gracián y Morales, stampato per la prima volta nel 1647 (edito in italiano da Tea nel 2002), oltre ad altri testi variamente combinati di letteratura potenziale e aforisimi didattici, si presenta come un gioco, ma in realtà nasconde tutta l’esperienza di chi ha frequentato a fondo l’arte della scrittura.
Dunque l’oracolo: se mentre si sta scrivendo viene un dubbio, salta su un un intoppo, e sorge spontanea una domanda, o si ha bisogno di un p’ di ispirazione, ecco che basta aprire a caso il volume. «La capacità del libro - si loda ironicamente Mozzi - di fornire quasissimamente sempre una risposta di ammirabile pertinenza è sbalorditiva». Sono duecento le folgoranti massime tutte accompagnate da un breve testo di approfondimento.
Mentre scrivi ti viene un dubbio sul tuo talento e temi il confronto con grandi classici? Ecco la risposta: “I grandi scrittori non ti guardano: sono tutti morti. I tuoi lettori, invece, sono vivi e vegeti”. Stai lavorando a romanzo o un racconto che pesca nei torbidi della tua coscienza e ti viene qualche scrupolo su cose è meglio dire e cosa no? Ecco qua: “Quella parte di te che scrive la narrazione non ha bisogno dell’approvazione delle altre parti di te”.
Il pregio di questo manuale che, va detto, funziona davvero molto meglio di tanti altri testi didattici sulla scrittura, è che smonta parecchi luoghi comuni sullo scrivere. Perché, semplicemente, l’autore ha ben chiaro che esiste una bella differenza fra scrivere ed essere scrittori, tra scriventi e scrittori. Lavorare sulla narrativa è faccenda assai seria, che non si può improvvisare. Ed è talmente seria che può essere presa molto alla leggera. Ciò che non deve mai mancare, però, è l’urgenza, l’affanno, verso un obiettivo che non è scontato si riesca davvero a raggiungere. E anche per questo dubbio c’è la giusta massima: “ Ci sono strie che si seccano, come le foglie. Bisogna aspettare che si decompongano e formino nuovo humus”. —
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