Al Museo di Ercolano morte trasfigurata dal mito

ROMA. Il Vesuvio, Plinio il Vecchio, la morte: sono le coordinate necessarie ad approcciare “A Happy Death”, l’installazione creata da Saskia Boddeke e Peter Greenaway per il Mav (Museo archeologico virtuale) di Ercolano, visitabile sino al 30 aprile 2020.

Presentata ieri, l’opera della celebre coppia è una immersione nell’archetipo di tutti i disastri naturali - l’eruzione che distrusse Pompei ed Ercolano - e nei suoi simbolici rimandi, mostrati attraverso un raffinato percorso multimediale diviso in due grandi stanze, incrocia mitologia, archeologia e storia.

Su grandi pannelli luminosi scorre il sincopato racconto della dinastia Giulio-Claudia mentre decine di corpi sgraziati, nudi e numerati (figure di legno che il maestro gallese ha creato sul modello dei suoi “body parts”) osservano il visitatore sospesi sopra le acque.

Liquido confine che è rosso sangue ed è nero Stige in un’asettica evocazione degli scenari inferi ma anche metaforico rimando al viaggio delle anime avvolte dal lungo sudario di cenere che ha fatto di questa terra la prima città-cimitero della storia.

Nella penombra Greenaway diventa tutt’uno con il grande Plinio, ammiraglio ed enciclopedico scienziato che venne a morire in questi luoghi, e come lui anche il non più giovane regista, sceneggiatore e scrittore mette la sua prua sul confine estremo, a cominciare da quella misteriosa “Black Room” che Marcus Agrippa aveva fatto realizzare (nella vicina Boscotrecase) proprio per aspettarvi la morte, che lo colse a soli 51 anni.

Una riflessione, dunque, che somiglia a una garbata indagine sul mistero finale, un fugace sguardo verso i misteri di Ade e Demetra che, come viene ricordato, furono all’origine di tutto.

Antonio E. Piedimonte

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