Al Revoltella emozioni in forma astratta da Vedova fino a Kiefer VIDEO-VISITA IN ANTEPRIMA

Sabato 23 aprile a Trieste l'inaugurazione della mostra “Controcanti”, situata al sesto piano dello storico contenitore culturale con le opere di 18 grandi artisti contemporanei
Silvano Trieste 16/04/2016 Museo Revoltella, la nuova sala di arte contemporanea
Silvano Trieste 16/04/2016 Museo Revoltella, la nuova sala di arte contemporanea

TRIESTE Sbattere gli occhi una, due volte, non basta. Perché il sogno rimane sempre lì, appeso al muro. Pronto ad accogliere chi si inerpica fino al sesto piano del Museo Revoltella a Trieste. Ed è un sogno che propone visioni multiple. Un intersecarsi di linee e forme, colori e materiali. Un dialogo immaginario capace di mettere a confronto alcuni tra i più grandi artisti che hanno attraversato l’arte del ’900. Rompendo gli schemi. Trasformando la figurazione in astrazione.

Quel muto colloquio avviene in una sorta di piccola fortezza che sta chiusa all’ultimo piano del Museo. Una balconata protetta da muri bianchi, protesa sopra i tetti di via Diaz come la fune lanciata dal funambolo francese Philippe Petit tra le Twin Towers di New York nel 1974. E proprio al Revoltella, da sabato 23 aprile, si farà vedere una mostra particolarissima. Si intitola “Controcanti”, è curata da Alessandro Rosada, che dirige con passione la ultracinquentenne Galleria Torbandena a Trieste, con l’organizzazione del Comune. Lancia la sfida di mettere faccia a faccia capolavori che fanno parte della collezione permanente del Museo e altrettanti gioielli prestati da collezionisti privati.

Al Revoltella di Trieste c'è "Controcanti": la visita alla mostra

Diciotto artisti, altrettante opere. Un corto viaggio pieno di emozioni tra quadri e sculture. Proprio in cima alla scala che si inerpica fino al sesto piano del Museo, ad accogliere i visitatori c’è un quadro di Anselm Kiefer talmente bello da togliere il fiato. Olio, gommalacca, girasoli su fotografia riportata su legno: un bestione alto quasi due metri con un titolo sognante, “Le cinque ragazze sagge”.

E proprio dall’artista tedesco, che nel 1966 decise di mollare gli studi di Giurisprudenza per diventare uno dei più amati artisti del nostro tempo, parte quel dialogo immaginario che fa di “Controcanti” un sovrapporsi di voci e ispirazioni. Kiefer, infatti, proprio sul fondo della tela, mette un preciso richiamo ai “Cretti”. Alla terra arsa a cui Alberto Burri assegnava il compito di simboleggiare la tempesta della Storia. Raccontandola con materiali in apparenza estranei alla pittura, che poco più in là si sovrappongono in un capolavoro dello stesso artista di Città di Castello, morto a Nizza nel 1995: “Bianco B 5”. Una delle “plastiche” ottenute da Burri con le combustioni di materiale isolante per i tetti. Mettendo in relazione natura e artificio, arte e vita.

E come Kiefer, anche il catalano Antoni Tàpies si ricollega alla ricerca di Burri con l’olio su tela “Senza titolo” del 1957. Un’altra opera arrivata a Trieste da collezione privata, come quella di Kiefer, che racconta la sfida di chi vuole imprigionare il sogno dell’arte dentro materiali poveri come stracci, legni bruciati, corde, terre, cemento, sovrapposti alla pittura.

Arte essenziale per una mostra costruita con un budget di appena 15 mila euro, compreso il catalogo e l’assicurazione delle opere. «Abbiamo lavorato con passione a quest’idea insieme a Paolo Franchetto - dice Alessandro Rosada - partendo da un’idea forte. Era da tantissimo tempo che non incontravo Bianca Cuderi, direttrice del Revoltella. Un giorno ho deciso di telefonarle. E lei, mentre digitavo il numero, è apparsa in Galleria per vedere la mostra di Arturo Nathan. In dieci minuti è nato il progetto di “Controcanti”».

E se il Revoltella può giustamente pavoneggiarsi mettendo in mostra il suo “Concetto spaziale: Attese” di Lucio Fontana, che ripropone i famosi tagli su tela bianca dell’artista morto a Varese nel 1968, poco più in là spunta la perturbante “Superficie” di Enrico Castellani. Dove l’opera stessa, realizzata nel 1961, è sbalzata con effetto optical dalla lavorazione di chiodi e cunei di legno. Ottenendo ombre cangianti che si compongono e scompongono a seconda della luce.

La ricerca di un’essenzialità compositiva trova forma nella “Superficie 322” firmata da Giuseppe Capogrossi nel 1959. Dove la tavolozza si riduce al solo contrasto di bianco e nero, gemellandosi con un olio su masonite datato 1949: “T 22”. In cui l’artista franco-tedesco Hans Hartung fa prevalere il nero, simbolo dei tormenti della Storia disseminati anche nella biografia dell’artista, che perse una gamba sul fronte della Seconda guerra mondiale.

E se la “Sfera n. 3” di Arnaldo Pomodoro, accanto a “Other faces” di Tony Cragg e “Druit de reve” di Jean Arp, è il simbolo della ricerca di una purezza formale al grado massimo, l’ultima parte della mostra allinea una serie di capolavori che non possono non far sussultare il cuore di gioia. Basterebbe fermare gli occhi sulla “Primavera” di Tancredi, l’artista-meteora amato da Peggy Guggenheim, sulla “Primavera sul fiume” di Giuseppe Santomaso, sullo strepitoso “Ciclo della protesta n. 3”. Ma anche sulle opere di Afro, friulano d’America, sul “Gran sacerdote rosso” di suo fratello Mirko Basaldella, sulla “Cariatide” bianca di Alberto Viani. E sulla poetica informale di “Achrome”, uscita dal breve, intensissimo percorso di Piero Manzoni. Vero e proprio annullamento del colore come mezzo di seduzione visiva.

Astrazioni, queste di “Controcanti”, che raccontano la loro storia con energia dirompente. Purché ci si fermi a guardarle con attenzione. E con emozione.

alemezlo

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