All’hotel di Eleonora Marangoni tutto si vede sotto un’altra luce
La vita può sempre cambiare. Basta spostare la luce dalle persone ai loro oggetti per scoprire che essi vivono di luce propria e che possono fare la storia di un luogo e dargli una nuova opportunità di esistere. Forse è quello che ci vuol dire Eleonora Marangoni la sagace e raffinata autrice di Lux (Neri Pozza, pagg. 251, euro 17), suo romanzo d’esordio, che è riuscito a entrare nella “rosa” dei dodici finalisti allo Strega.
Forse. Perché tutti siamo capaci di apprezzare la luce di un luogo e di preferire quella solare di un isolotto del sud Italia alla plumbea luce londinese, ma alla fine diamo importanza alle cose solo in quanto oggetti di nostra proprietà. E per esercitare tale diritto rinunciamo ai luoghi del cuore e abbandoniamo le persone amate. Insomma per le cose mettiamo a repentaglio i sentimenti. Mentre quello che dovremmo fare è seguire solo la luce, ovunque si posi.
Tom, ossia Thomas Edwards, è un architetto italo-inglese light designer e quindi ripone una certa attenzione al «riflesso dello sguardo che abbiamo sulle cose» ma non sa che in italiano si dice «riverbero, da re, indietro, verber, colpo: colpire di rimbalzo. Il latino: mi dica se non è una lingua magnifica». Osserva Guglielmo Gandini, elegante signore milanese d’altri tempi che in altri tempi aveva intrapreso la carriera di scrittore «per darsi un tono». Ma che attualmente fa il villeggiante e pressoché l’unico cliente dell’hotel Zelda, che Tom ha ereditato dallo zio italiano.
A rovinare il soggiorno di Gandini è l’arrivo lo stesso giorno di Tom, assieme alla fidanzata Ottie, di una bella biologa triestina, Olivia Lubic, che si scoprirà esser lì per analizzare la misteriosa fonte d’acqua minerale e fare la scoperta del secolo.
L’anziano scrittore apprende che l’hotel sta per essere venduto perché c’è un acquirente interessato alla fonte. Ma l’isola si ribella e mette in campo tutte le risorse della natura che ha a sua disposizione. Prima fa fuori Ottie che colleziona un’ustione da medusa, un’abrasione alla spalla, la puntura di un insetto e viene spedita in battello sull’Isola Grande per potere essere medicata. In cambio viene sbarcata dal battello, per mancanza di posti, una anziana ma saggia puttana, che farà vedere a Tom la situazione dell’eredità e dell’amore da un altro punto di vista. Poi sarà ancora la natura che interverrà con un’inondazione a sparigliare le carte.
In una notte da diluvio universale, Tom si innamorerà della biologa, Gandini della puttana, ma certi amori sono legati ai luoghi e durano lo spazio di una villeggiatura. Eppure ognuno ritornerà a casa cambiato e con le idee più chiare sulla propria vita; soprattutto Tom che avrà l’intuizione di fare dello Zelda l’hotel dei gadget di amori.
La scrittura è colta, sorprendente ma soprattutto profonda. Il pensiero ricorrente mentre si legge questo delizioso libro è: ma quanto bene scrive questa ragazza? Le descrizioni sono fotografiche e certe frasi rivelatrici. —
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