Anche in Vaticano lo amano: «Come Joyce»

Anche In Vaticano hanno ascoltato e apprezzato la musica Leonard Cohen. «I due aggettivi più adatti a rappresentare Cohen e la sua produzione artistica sono sobrio ed essenziale: sobrietà ed essenzialità lampanti non solo nella figura e nello stile di vita, ma anche nell'attenzione per parole e note capaci di raccontare una ricerca interiore imbevuta di realtà», scrive l'«Osservatore Romano».
«Era il 1966 quando, per salutare l'uscita del romanzo “Beautiful losers”, il “Boston Globe” scriveva “James Joyce non è morto. Vive a Montréal sotto il nome di Leonard Cohen”», scrive il giornale vaticano. «Effettivamente, lo scrittore, musicista e poeta canadese ha segnato con le sue parole l'immaginario del Novecento: i versi delle canzoni di Cohen, da “Suzanne” a “Bird on a Wire”, hanno infatti accompagnato generazioni, perse tra versi letterariamente stupefacenti. E “Hallelujah”, interpretata da molti artisti (tra cui Jeff Buckley), resta una perla ineguagliata».
Dai musicisti italiani è arrivato un coro unanime di lodi e di ricordi sui social network. Laura Pausinil’ha definito “un genio”. Emma che ha citato il testo del suo storico successo “Hallelujah” scrivendo: «Love is not a victory march / It's a cold and it's a broken Halleluja” (L'amore non è una marcia di vittoria / è un freddo ed è un Halleluja rotto)».
Enrico Ruggeri lo ha ricordato così: «Struggente eleganza, poesia, intelligenza. Caratteristiche inutili oggi, ma che ti consegnano alla leggenda. Grazie di tutto».
Molti i tributi, da Nick Cave, a Mark Knoplfer, a Slash. Per Elton John «se ne è andato un gigante. Insostituibile». Attori come Robe Lowe, Russell Crowe, Bette Midler e Lin-Manuel Miranda di “Hamilton” hanno espresso la loro tristezza.
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